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mercoledì 15 luglio 2015

Scatti 31 - Eternare l'attimo...Alcuni Eventi Romani

In quest'ultimo periodo mi capita spesso di uscire con i miei amici fotografi per documentare qualche evento o partecipare a qualche concorso fotografico.

Però, confesso, il più delle volte vado in "solitaria".
In questi momenti preferisco la solitudine, mi facilita la concentrazione.
E poi non devi render conto a nessuno.
Vuoi andare a destra? Vai a destra.
Vuoi fermarti? Ti fermi.
Vuoi tirar a oltranza? Tiri.
Ti vuoi intrufolare in un vicolo? Ti intrufoli!

E poi, diciamocelo, ho la fortuna di abitare a Roma, una città che si presta moltissimo ad essere fotografata.
Ogni angolo, ogni vicolo, ogni faccia, ogni traccia meriterebbe di essere immortalata.

Oggi, però, piuttosto che presentarvi degli scorci della mia città, volevo rendere partecipe ognuno di voi di 3 eventi ai quali ho assistito recentemente.

E per introdurli dal punto di vista fotografico mi appoprio delle parole usate da Tamara che, per commentare le foto pubblicate nel post delle Bolle di Sapone, scriveva:

"eternare l'attimo, bloccare il tempo, immobilizzare lo spazio, congelare l'istante e darci la possibilità di coglierlo in ogni minimo dettaglio, di guardarci attraverso, osservare mentre altrove il tempo avanza e travolge."

Tamara, con questo commento hai espresso in poche parole quello che io in tanti anni cerco di esprimere con alcune mie foto.
Se mai un giorno farò una pubblicazione seria, userò le tue parole come prefazione.
Posso? :)))

Intanto oggi vorrei dedicarti questo post,  a te che un giorno mi hai eletto tuo mentore fotografico e oggi fai degli scatti bellissimi! :)))


Iniziamo con gli eventi:


29 giugno 2015 - " La Girandola di Castel Sant'Angelo"

La Girandola di Castel Sant'Angelo è un'antica tradizione romana che si svolge in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, Patroni della Città.
Per una ventina di minuti tutta Roma si ferma per ammirare una moltitudine di fuochi d'artificio, fatti partire direttamente da Castel Sant'Angelo.

La storia della Girandola è centenaria.
Fu introdotta nel 1482 da papa Sisto IV della Rovere (sì, proprio quello che diede il nome alla Cappella Sistina nonché lo zio di Giulio II che venne da lui nominato cardinale alla tenera età di 21 anni!) e fu riproposta ogni anno fino al 1871, anno in cui i Savoia sospesero la tradizione.
Ma dal 2009 lo spettacolo fu ripristinato.

Per poter fotografare per bene questi fuochi d'artificio (la tecnica la trovate qui) occorre prender posizione almeno un paio d'ore prima, il che significa uscire di casa almeno 3 ore prima nella speranza di trovare prima un posto per l'automobile e poi uno anche per il cavalletto della reflex.
Gli argini del Tevere (uno dei posti da dove lo spettacolo si vede meglio) sono letteralmente presi d'assalto da ogni tipo di fotografo.
Il flusso di persone, poi, è impressionante, soprattutto a spettacolo finito in cui si muove un'unica massa compatta, prima a piedi, poi in automobile.
E il tutto per 20' di spettacolo.
Ma è uno spettacolo con una quinta scenografica unica al mondo .

Ma passiamo ai fatti. Si parte:





La caratteristica dello spettacolo di quest'anno è stata la musica, rigorosamente classica, sui ritmi della quale si alternavano i diversi tipi di fuochi. 
Le varie coreografie si creavano luminose davanti ai nostri occhi in perfetta sincronia con un Vivaldi piuttosto che un Respighi.

Ecco quindi che si vengono a creare particolari giochi di luci, come queste:






Dai fuochi più sofisticati, ai fuochi più classici...



..a quelli più colorati:







2 giugno 2015 - Frecce Tricolori

Il secondo evento che vi presento è il passaggio delle Frecce Tricolori in occasione della Parata del 2 Giugno, passaggio impreziosito dal panorama di Roma.

Anche qui occorre "eternare l'attimo" (avete presente la velocità di passaggio degli aerei?)

E anche qui la preparazione o, meglio, l'atttesa è stata notevole.
Non tanto per il primo passaggio delle 9:30, ora in cui lo scorso due giugno le condizioni metereologiche non erano favorevoli, vista la foschia che stagnava sui tetti di roma, quanto per il solleone dovuto patire durante l'attesa per il secondo passsaggio, avvenuto circa due ore dopo.

Il punto  di osservazione che ho scelto è stato il colle del Gianicolo, all'altezza di San Pietro in Montorio.

Nella foto in basso si possono ammirare, partendo da destra, il Palazzo dele Quirinale, la Chiesa di San Carlo ai Catinari e la Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini.


In questa seconda foto, sempre partendo da destra, si intravede Sant'Ignazio di Loyola (la chiesa al cui interno c'è uno degli effetti anamorfici più suggestivi di Roma: il disegno prospettico di una cupola che non c'è, ma è solo disegnata sul soffito!), poi la cupola della Chiesa  della Santissima Trinità dei Pellegrini (la stessa della foto di sopra), l'imponente cupola della Chiesa di Sant'Andrea della Valle, il Pantheon, (immediatamente a sinistra della cupola), il Palazzo del Collegio Romano (quello con l'orologio).


Ultimo passaggio ripreso dal basso (i nomi dei piloti non li conosco!!!)


E con questa foto vi saluto.
Spero di avervi fatto cosa gradita! :))))


Ciao e alla Prossima

Lo Ziopiero


lunedì 19 gennaio 2015

Tandoori Masala e... le piotte cadute dal cielo!


In origine le piotte a Roma erano le 100 lire.
Ve le ricordate?

Com'erano belle....
E com'erano siginificative!

Con una piotta avevi diritto a 3 canzoni al juke box, o a due partite a flipper o una a biliardino, che se poi avevi anche mezza piotta (cioé 50 lire), incastrandola lungo il perno che faceva uscire le palline, le partite erano infinite o almeno duravano fino a quando il padrone del bar ti sgamava!

Una piotta era anche la richiesta minima sindacale di tutti coloro che elemosinavano qualche spicciolo:
"che sciai 'na piotta?"
Era la frase tipica che ti sentivi rivolgere camminando per le vie dei vari quartieri romani.

Poi col tempo e con la svalutazione il termine ha indicato indifferentemente sia le cento lire, sia le cento mila lire, ma senza timore di confondersi; il contesto nel quale venivano nominate eliminava ogni dubbio.

Come vi ho detto diverse volte, ho abitato 25 anni a Trastevere, in una traversa di via della Lungara.

Questa via, fatta costruire da papa Giulio II della Rovere, effettivamente è una delle vie più lunghe di Roma (da cui il nome) e originariamente collegava in un unica linea retta San Pietro a Santa Maria in Trastevere.

Corre parallela al Tevere e prima dell'arrivo dei Savoia da questa via si arrivava direttamente al fiume.

Poi i piemontesi, per evitare le continue esondazioni, fecero costruire degli altissimi argini tutt'ora esistenti.

In molte zone di Roma non si percepisce la differenza tra la vetta degli argini e l'originale livello di calpestìo, anche perché si sono creati dei leggeri pendii, quasi impercettibili. Tranne nella parte del Tevere che fiancheggia Via della Lungara.

Qui il dislivello con il Lungotevere è evidentissimo, una specie di dirupo verticale la cui altezza massima è 5 metri circa, al livello del famigerato numero civico 29...
Chi conosce Roma sa già  di cosa sto per parlare...

In corrispondenza del 29, infatti, ha sede il noto Carcere Giudiziario di Regina Coeli.

Ora non tutti sanno che nel passato c'era una tradizione assai comune per i romani che vi avevano, come dire, soggiornato: chi usciva da Regina Coeli, per augurarsi di NON tornarci più, lanciava delle monetine, esattamente il contrario di quanto si fa con Fontana di Trevi, dove si lanciano le monetine con l'auspicio di tornarci, e quindi di tornare anche a Roma.

Il gesto scaramantico veniva effettuato contemporaneamente con disprezzo e violenza e il lancio normalmente avveniva da sopra il Lungotevere, come a significare una posizione di superiorità rispetto all'uscita che si trova più in basso.

Ora voi dovete immaginarvi un bambino di 8-10 anni che una mattina, inconsapevole di tutta questa pappardella che vi ho raccontato, camminando per via della Lungara si vede piovere dal cielo 100 lire!!!
E come se non bastasse subito dopo altre 100. E poi 50. E ancora 50! Insomma un vero miracolo caduto dal cielo!!!!

Fino a quel giorno non conoscevo questa usanza, assai nota invece dagli abitanti del quartiere che proprio per questo motivo quando passavano in prossimità del civico 29 abbassavano istintivamente la testa (fino a quel momento pensavo che il motivo fosse per non farsi riconoscere dalle guardie, invece era semplice ricerca di piotte!)

Ancora oggi, quando passo per Via della Lungara, guardo per terra in cerca di qualche euro, più per sperare di ritrovare testimonianza di una vecchia tradizione piuttosto che sperare di fare una colazione gratis (tanto sapete che nei bar ci vado mal volentieri, i cornetti ormai li faccio a casa!).

:))))))

DiSceeeeee....ma cosa c'entra questa storia con il Tandoori Masala?

Niente! Non c'entra assolutamente niente!
Mi andava di raccontarla e basta!!!  :)))))

Anche perché oggi vi parlo di Tandoori Masala così nel prossimo post parlerò del Riso Rosso Thailandese, superbamente insaporito proprio con questo mix di polveri.

Prepararlo è semplicissimo!
Occorre polvere di zenzero, peperoncino, cardamomo, pepe, chiodi di garofano, cannella, cumino, noce moscata...e chi più ne ha più ne metta!

(Fai click sulla foto per ingrandirla)
Con un pestello schiacciate per bene e mescolate.

(Fai click sulla foto per ingrandirla)
Scaldate pochi minuti in una padella e subito noterete come la cucina si riempirà di un inebriante profumo....

(Fai click sulla foto per ingrandirla)


Conservate poi il Tandoori Masala in un barattolo.
Al prossimo post ci servirà per preparare questo Riso Rosso Thainlandese:
(Fai click sulla foto per ingrandirla)


Ciao e alla Prossima.

Lo Ziopiero

Guardate anche le altre realizzazioni:

giovedì 20 giugno 2013

La vendetta di Michelangelo...

Oggi vi voglio dilettare con un po' di storia...e come per le ricette, anche qui con un'interpretazione molto personale! :))
 

Tempo fa nel post del Quadro d'Autore vi avevo accennato alla famosa martellata che Michelangelo diede alla sua statua raffigurante Mosè, anticipandovi che presto vi avrei dato una mia interpretazione storica analitica.

Tutti credono, infatti, che la martellata, seguita dalla fatidica frase "Perché non parli", rappresentasse l'attonimento del grande scultore davanti a quanto lui stesso fu capace di realizzare.

In realtà non è andata proprio così...

Mettetevi seduti comodi che vi racconto la versione dei fatti da me pensata e rielaborata:

Un bel giorno Giulio II della Rovere, uno dei Pontefici più celebri del Rinascimento, soprannominato il "Papa Terribile" o anche il "Papa Guerriero" (e con questo ho detto tutto sui Papi di una volta!) chiama Michelangelo e gli fa:


A Miche' , sentinpo'. * So du tre giorni che numme sento tanto per la quale...e nun vorei che quarcuno me stesse a porta' sfiga. Datosi che cio' un bel gruzzoletto da parte stavo a penza': e se me facessi 'na bella tomba? Sai de quelle de marmo, monumentali? Robba da fa schiatta' d'envidia li Borgia?**

* ok, ok,  il Papa era ligure, ma a me piace farlo parlare romanaccio!
**  nota famiglia in contrasto con Giulio della Rovere.

Michelangelo, all'epoca un pischelletto trentenne ancora con la barba corta, avendo fiutato l'affare della sua vita, gli dice, cortesemente:

Sua Santità, facciamo così: le preparo subito un bel progettino e poi vengo da lei

Così dopo qualche giorno il nostro artista si presenta dal Papa con un mega progetto che prevedeva una colossale struttura tutta in marmo, a base rettangolare (circa 10,8x7,2 m) alta 8 metri e composta da tre ordini che, dalla base, andavano restringendosi gradualmente; una sorta di piramide comprendente ben 40 statue!!!

Al Papa non gli parve vero!!! Nessuno poteva vantare una tomba simile!!!
(pensate un po' voi...vabbe')

Così dopo un lungo tira e molla sul compenso, si accordarono per 10.000 ducati (non mi chiedete quanti euro sarebbero stati al cambio attuale, ma sicuramente eran tanti bei soldini!)


Insomma, gira e mettiti bene fu così che il nostro scultore, non potendo andare su amazon per ordinare on line i marmi, né recarsi in carrozza all'Ikea a riempire qualche centinaio di carrelli, se ne partì saggiamente alla volta di Carrara per scegliere di persona ogni singolo blocco di marmo.

Persona lodevole e scrupolosa questo Michelangelo.
Forse troppo...come tra poco scopriremo.

Intanto a Roma si sparse la voce che il Buonarroti avesse fatto il colpaccio e il solito covo di vipere si mise all'opera per fargli le scarpe. In testa a tutti c'era il Bramante, già sovrintendente generale delle fabbriche del Papa,  il quale riuscì a convincere il buon Giulio che farsi la tomba prima di schiattare portasse jella; fu così che il Papa nel 1506 mentre Michelangelo ancora faceva la spesa girando tra le cave di Carrara, commissionò al Bramante il completo rifacimento della Basilica Costantiniana (in pratica la fece abbattere e ricostruirre completamente!).

Ora se siete pratici della storia di Roma sapete benissimo che durante il Rinascimento le chiese venivano fatte e disfatte in continuazione, spesso sulle stesse fondamenta delle precedenti (ecco uno dei motivi per cui i sotterranei di Roma sono altrettanto ricchi se non di più dell'attuale calpestio).

...ma qui non si trattava di una chiesa qualsiasi. Qui si parla della Chiesa per eccellenza... nientepopodimenoche... San Pietro!!!

E per rifare San Pietro, che alla fine sarebbe poi venuta così come la ammiriamo ai giorni nostri, di ducati ce ne vollero una marea!

Hai capito il Bramante? In altre parole dirottò i soldi della tomba verso le proprie tasche, con tutti gli interessi!!!

Ma cosa combinava intanto il nostro eroe?

Questo esattamente non è dato di saperlo ma basti pensare che a Carrara ci rimase quasi 8 mesi (insomma se la prese comoda) e quando tornò a Roma stracarico di marmi e con la fattura in mano, pare che il Papa gli disse (sempre in romanaccio):

Senti Miche', tu mo' sei stato fuori 'na vita, io nel frattempo me sento mejo e visto che me vojo assicurà er paradiso ho penzato bene de da' 'na sistamata a 'sta Basilica, che me sta a costa' 'nbotto! Quinni, peffattela breve, li sordi so finiti.

Ma...Sua Santità, avevamo un accordo....

A Miche', forze numme so' spiegato: nun te pozzo paga'! Anzi vedi pure d'annattene sinno' so' guai che pare che qui te vonno morto...

Michelangelo preso dalla paura fece una lunga fuga rifugiandosi a Firenze, nonostante poi il Papa gli avesse subito mandato appresso dei corrieri per convincerlo a tornare nella capitale.

Ma l'amico nostro non ne volle sapere di tornare nella capitale.

Ma dico! S può dir di no al Papa (per altro soprannominato Terribile nonché Guerriero)?
Certamente no!

E così, alla terza missiva che il Papa mandò direttamente alla Signoria di Firenze, fu lo stesso Pier Soderini a convincere Michelangelo affinché prendesse in considerazione l'ipotesi della riconciliazione: "Noi non vogliamo per te far guerra col papa e metter lo Stato nostro a risico", pare abbia detto
(la minchiata poi Soderini la fece comunque  quando acconsentì, nell'autunno del 1511, alla convocazione nel territorio della Repubblica dello "scismatico" Concilio di Pisa, voluto da Luigi XII di Francia, che dichiarò decaduto Papa Giulio II. Il "Temerario" si alleò allora con vari signori italiani, compresi i Medici, e inviò in Toscana un contingente spagnolo che mise a segno il Sacco di Prato nell'agosto 1512, spaventando a morte Firenze, che aprì con solerzia le sue porte trattando la resa con gli invasori.)

In ogni caso Michelangelo si riappacifico con Giulio...ma inevitabilmente gli rimase la rabbia...e la voglia di vendicarsi!!!

Così, visto che la vendetta è un piatto da consumarsi freddo, per quieto vivere il furbacchione fece al Papa una bella statua di bronzo; Giulio ne fu così contento che gli disse:

Bella Miche', stavorta sei stato grande! Sai che te dico? Datosi che sto a rifa' e pareti daaa chiesa (si parla sempre di San Pietro N.d.ZP) perché numme ce fai 'ndisegnino sur soffitto c'ho fatto appena intonaca'?.***

*** Avrete certamente intuito che si tratta della volta della Cappella Sistina

Michelangelo, per non perdere l'occasione, il giorno appresso (siamo nel 1508) si precipitò aRoma, sistemò di gran lena tutti i ponteggi e sospeso a mezz'aria manco fosse un angelo, iniziò a darci sotto di pennello.

Ma noi ormai sappiamo che dentro covava sempre vendetta....

La volta venne terminata nel 1512; Giulio II terminò nel 1513 e, guarda caso, della monumentale tomba dalla quale è iniziata tutta questa storia c'era poco o niente.
 

Michelangelo credeva di aver vinto la sua guerra personale! Ma gli eredi di Giulio decisero che comunque il loro parente meritasse una bella tomba, cogliendo l'artista in contropiede!
(scusate, ma voi se vi morisse un parente Papa non avreste fatto lo stesso?)

Così concordarono, sempre con Michelangelo, un nuovo disegno e un nuovo contratto che imponeva all'artista, almeno sulla carta, di lavorare esclusivamente per questo progetto con l'impegno di terminarlo entro sette anni.

Il furbacchiotto ovviamente accettò ma, invece di iniziare dalla statua di Giulio II, iniziò proprio dal Mosè.

Sarà stato un caso? Sarà stata ancora la sete di vendetta?

No, dico...voi che avreste fatto? Immagino tutti avreste iniziato dalla statua di Giulio II, no?

Che minchia ci azzeccava il Mosè?

E invece lui no, si incaponì, e lo fece pure bene visto che tirò fuori una delle statue più famose di tutta la storia!!! (di cui vi risparmio gli infiniti dettagli allegorici, a meno che non me li chiediate esplicitamente...)

(foto presa da Internet)
Peccato che tutto ciò non piacque ai parenti del defunto...i quali, visto l'andazzo e vista soprattutto la statua che non rappresentava affatto il loro amato che fu, gli dissero che poteva tenersi il suo bel Mosè con tutte le quintalate di marmo rimaste inutilizzate.

..e fu proprio in questo preciso istante che Michelangelo realizzò che forse si era dato la zappa sui piedi da solo e, per la rabbia, diede la famosa martellata al ginocchio destro!

.....

Ora voi mi direte...ma ci hai fatto tutto sto pippone per raccontarci de 'sta fregnaccia?

...be', sapete..la storia è bella pure per questo..e per non deludervi vi dico anche come andò a finire l'intera faccenda, che a mio avviso è la parte più comica di tutta 'sta tarantella.

Visto e considerato che Michelangelo era un ottimo negoziatore, oltre ad un valente scultore, recuperò in extremis promettendo che la statua a Giulio gliela avrebbe fatta subito, visto che gliela aveva promessa quando questi era ancora in vita!

Il riferimento alla promessa fatta all'ormai defunto commosse i parenti i quali abboccarono e acolsero l'offerta.

Ma cosa fece quel furbacchione del Buonarroti?

Chiamò il suo allievo peggiore, quello che ai compiti di scalpellini prendeva sempre 3, e gli disse:

Senti un po', famme sta' statua così e colà e nun ce perde troppo tempo che sciavemo poi da termina' artre cose
(ormai si era romanizzato anche il buon Miky)

Al ragazzo non gli parve vero!!!
Un incarico di così alto prestigio...dato poi direttamente dal Maestro per conto dei parenti del Papa da lui tanto amato!

Peccato che l'allievo non avesse consapevolezza delle proprie reali capacità in materia e fece una delle statue papali più brutte e irriverenti mai viste nella storia!!!

Un papa dal fisico spoporzionato, sbracato di lato con fare molto discinto da far arrossire pure Paolina Borghese...

Insomma, giudicate un po' voi se questa statua è realmente degna di un Papa, per giunta Terribile e Guerriero?


(foto presa da Internet)

La cosa poi più buffa di tutta la faccenda fu il fatto che in questa tomba, che si può ammirare nella Chiesa di San Pietro in Vincoli, Giulio II non vi fu mai seppellito!!
E' uno dei pochi Papi che giace nella Basilica di San Pietro, ma senza alcun monumento funebre.

Si può dunque dire che il buon Michelangelo, che campò fino al 1564 (quasi 90 anni!!!), si potè godere molto a lungo la sua vendetta, fredda, anzi ormai gelata!

Spero di non avervi annoiato, anche perché per reperire tutti questi ingredienti per poi condirli con le mie spezie mi ci è voluto non poco tempo e fantasia.

Le persone qui citate sono tutte esistite.
I fatti riportati son quasi tutti veri.
I dialoghi...forse.

Ciao e alla Prossima

Lo Ziopiero

lunedì 7 gennaio 2013

La Mia Trastevere


Più giro per la mia città, più trovo cose da fotografare.

Dopo Roma mia, Er Cuppolone, Roma di notte 1 e 2, e ancora Roma con le sue Piazze, le sue Fontane "Chiacchierate" e le sue geometrie, non poteva mancare un capitolo dedicato al Mio Rione, quello che mi ha visto crescere, tra vicoli e palazzi storici, sampietrini e nasoni:

Trastevere.

Letteralmente significa al di là del Tevere (trans Tiberim).
Si, ma al di là rispetto a cosa?

Be', qui la storia è lunga, quasi 2800 anni. Magari ve l'accenno, forse non tutti la conoscono.

Pare che in quel periodo due fratelli, dopo che crebbero bevendo ettolitri di latte di lupa, avessero deciso di fondare Roma, appunto, e siccome stavano sempre a litigare per chi dovesse essere il fondatore, venne loro un'idea geniale: decisero che avrebbe vinto chi avesse avvistato il maggior numero di avvoltoi (anche se in prima battuta pensarono di giocarsela ai rigori, ma siccome ancora non era stato costruito lo stadio olimpico, anzi neanche avevano inventato il gioco del calcio, optarono per questa sorta di antico video gioco).

Remo, la cui furbizia era rinomata, si piazzò sull'Aventino, un colle dal quale passavano sempre gli uccelli per andare ad abbeverarsi al Tevere; infatti non a caso una teoria sul nome Aventino sostiene che derivasse proprio da ab avibus, cioè dagli uccelli. (La storia poi di come storpiando le due parole si sia giunti ad Aventino ve la risparmio, così come vi risparmio le altre teorie sull'origine del nome).
Sta di fatto che Remo, che potremmo liberamente definire il primo Bird-Watcher della storia, si piazzò sul colle e attese.
Il fratello, Romolo, che oltre ad esser furbo pare fosse pure un gran bugiardo, si piazzò sul colle di fronte, il Capitolino (in seguito chiamato Campidoglio).

Passarono i giorni (be', non è che Roma all'epoca fosse così piena di avvoltoi, come ora), quando a Remo venne voglia di vincere facile e così acchiappò un po' di messaggeri, disse loro di andare dal fratello di latte (sempre di lupa) e dirgli che aveva avvistato 5 avvoltoi!

Manco a farlo apposta Romolo, come sentì la notizia, disse loro:
"aho, allora ho vinto io! N'ho visti diesci!"

Così 'sti poveri messaggeri tornarono indietro a riferire il messaggio (si, all'epoca ancora non esistevano gli mms e neanche gli sms, anzi non esisteva manco il telefonino!).
Remo dovette abbozzare e dal quel momento di lui si persero le tracce.

Intanto Romolo fondò Roma e si proclamò il re, il numero 10 divenne simbolo di vittoria e prestigio (non a caso è tuttora stampato sulla maglia del Capitano), e il numero di colli arrivò a 7 (come furono i re noti) e stavano tutti "al di qua" del Tevere, appunto.

Trastevere no. Quello, oltre a non essere un colle, stava "al di là del Tevere", trans Tiberim, appunto. In pratica "dall'altra sponda" e i suoi abitanti venivano giudicati diversi, diversi nel senso di non romani, intendiamoci. Poi però il termine "altra sponda" assunse inspiegabilmente altri significati. Anzi, neanche tanto inspiegabilmente, perché la vena canzonatoria ai romani non è mai mancata.

Solo in seguito Trastevere venne annesso a Roma con la classica invasione, vista la ricchezza che rappresentavano i suoi abitanti (pescatori, commercianti e artigiani); e con Trastevere venne annesso il Gianicolo (un colle ma non dei 7, visto che arrivò in ritardo) e il Vaticano (anche lui con il suo colle).
Altri colli si aggiunsero negli anni (Monteverde, Parioli...), ma questa è un'altra storia.

Torniamo invece ai tempi nostri, tanto se volete approfondire qualcosa su Trastevere potete sempre consultare il solito bignamino.


Dicevo... Mia Trastevere perché ci ho vissuto per più di 25 anni e alla fine, inevitabilmente, ti senti padrone dei luoghi, degli angoli, delle stradine, pure dei sampietrini!

Ho vissuto in questo quartiere quando ancora ci abitavano i romani di una volta, quelli dei film di Rossellini e Pasolini, immortalati da pellicole ormai storiche anche se a torto molto spesso dimenticate.

La vita si svolgeva per le strade, a casa si andava solo per dormire e per mangiare, quando c'era da mangiare.

Il centro del quartiere è indubbiamente Piazza Santa Maria in Trastevere.

(Fare click sulla foto per ingrandirla)

dominata dalla Basilica (una delle più belle di Roma, a mio avviso) sovrastata da un mosaico del XIII secolo, uno dei pochi rimasti intatti negli anni.

Di fronte alla Basilica, leggermente spostata rispetto al centro della piazza, si trova la Fontana di S. Maria in Trastevere (se volete saperne di più leggetevi questo post)


Da questa piazza si diramano decine di vicoletti dai nomi più fantasiosi:

(Fare click sulla foto per ingrandirla)



...e se non eri de Trastevere quando giravi per i vicoli era mejo de sta'ncampana.

Fino alla fine degli anni ottanta del secolo scorso, infatti, i Trasteverini rappresentavano l'essenza del vero romano: burlone, canzonatorio e, soprattutto, provocatore. Tra loro si fiutavano e si riconoscevano a vista e c'era sempre un sorta di reciproco rispetto anche tra bande rivali.

Queste bande si sono succedute nei vari secoli, fino ad arrivare a quella più conosciuta della Magliana che, nonostante il nome, dicono avesse salde radici in Trastevere.

Ma il personaggio sicuramente più noto tra i cosiddetti bulli è stato Er Tinéa, detto anche Er Più de Trastevere, malamente rappresentato in pellicola da un improponibile Celentano che nonostante i suoi sforzi grotteschi, non riusciva a togliersi di dosso il piglio e l'accento meneghino. Peccato. Quel ruolo lo poteva e lo doveva recitare uno de Roma.

I miei ricordi di Trastevere sono tanti e legati a diversi episodi coloriti, come le colossali risse ai bar, o le incursioni della polizia (a madama) che se beveva i balordi, con annessa la disperazione delle madri urlanti o delle mogli e delle amanti che, ahimé spesso contemporaneamente, spergiuravano di aver passato tutta la notte assieme al poveraccio che, oltre che finire ar gabbio, ce finiva pure 'nbianco (dico, armeno metteteve d'accordo prima!)


Ricordo poi la vecchietta coi baffi che vendeva le sigarette di contrabbando all'angolo di un vicolo, sempre seduta su una sediolina di legno che a stento le conteneva er panettone e pronta con uno sguardo a capire la tua marca preferita e ad estrarre il relativo pacchetto dalle sue enormi prosperità.
Per me, non fumatore incallito, ha comunque rappresentato il primo e ancora migliore esempio di customer service, visto che comunque ci scappava sempre una caramellina (questa però la teneva in tasca!)

Ricordo poi le lavandare, che portavano sulla testa in perfetto equilibrio enormi ceste di panni sporchi che venivano lavati tutti rigorosamente a mano alle fontane, un locale di istituzione popolare con all'interno 4 vasconi in pietra.
Le vedevo poi uscire con la stessa cesta in testa, ma con i panni che pesavano il triplo visto che per quanto forti potevano essere le loro braccia non raggiungevano di certo la forza dei 1000 giri di una moderna centrifuga.

E come profumavano quei panni, puntualmente stesi sulle terrazze, che si riempivano di bianco e di riflessi.

Ancora in qualche vicolo si possono trovare panni stesi, condividendo fili (ed intimità) col dirimpettaio.
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o arrangiati come fantasmi appesi:
(Fare click sulla foto per ingrandirla)


Col tempo, al posto delle fontane, hanno attrezzato prima uno studio grafico, poi allestito una mostra e adesso, credo, c'è un'appartamento di lusso o forse un hotel de charme....

Ma quel rumore dell'acqua che scorre o dello sbattere dei panni sulla pietra ce l'ho ancora nelle orecchie, come ho ancora l'eco canoro della voce di una delle tanti madri che, alle sette e mezzo, affacciandosi alla finestra con la cucchiara sporca di sugo in mano, urlava: ioleeee, giuliooooo, antoniooooo E' prontooooo!

O come il rumore della sega della vecchia falegnameria sotto le mie finestre o lo sferragliare della fonderia, ultimi sprazzi di una Roma che non c'è più.

Adesso, al posto delle botteghe degli artigiani, ci sono pub, ristoranti e ogni genere di locale moderno e chiassoso.

Una volta, camminando per queste strade, venivi assalito dal profumo dei sughi che ti entravano prepotentemente nelle narici fino a solleticarti le parti più recondite del cervello, lasciandoti immaginare fumanti bucatini all'amatriciana o piccantissimi spaghetti alla puttanesca. 

Adesso invece sei assalito da un tizio scaraventato qui neanche lui sa come, che in un'improbabile lingua mista tra il romano e il cingal-fili-maro-taliano ti invita a sederti al tavolo per farti spennare vivo in cambio di un fantasioso piatto locale, che ti verrà puntualmente servito in meno di 4 minuti, lasciando intuire uno scongelamento rapido anche senza sentire il trillo dell'inconfondibile campanello del micronde.

E quando non c'è l'adescatore, trovi comunque un invito, magari scritto su una botte:

(Fare click sulla foto per ingrandirla)
Almeno questo è più invitante!

E pensare che Trastevere ha dato i natali a personaggi unici nel loro genere, come Gianfranco Funari, che è nato proprio nella via dove io ho vissuto per 25 anni.

(Fare click sulla foto per ingrandirla)
Grande Gianfra', sei sempre stato er mejo!


O anche il Reuccio:
(Fare click sulla foto per ingrandirla)

Potrei continuare all'infinito con l'elenco e dimenticherei di sicuro qualcuno, per cui mi fermo qui, a Piazza Trilussa:

(Fare click sulla foto per ingrandirla)

che insieme al Belli è stato uno dei più famosi poeti romaneschi (pensate, sono morti lo stesso giorno, il 21 dicembre, ma a circa un secolo di distanza).

Accanto alla sua statua è stata incisa questa sua poesia, che merita la lettura:

(Fare click sulla foto per ingrandirla)

Mi sa che ho parlato troppo...Mejo che vado 'ncuscina

Vi lascio con alcune foto e due commenti allegati

Via della Luce, una della più antiche vie del quartiere. Notate la targa sotto....
(Fare click sulla foto per ingrandirla)
 Via della Pelliccia, con il suo antico bar:
(Fare click sulla foto per ingrandirla)


Porta Settimiana:
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/Araba, dimme subbbito ar volo chi s'affaciava a quella finestra a destra e il nome der filme :)))


Un angolo di Via Garibaldi (notare che è una delle pochissime vie o forse l'unica in cui appare solo il cognome della persona a cui è dedicata e non il nome)
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Via Corsini, con la sua magnolia pluricentenaria:
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e per finire, Via della Scala
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...che, come cantava Stefano Rosso, di cui vi consiglio di riascoltare anche le altre canzoni, "è sempre là".



Un ultima curiosità su Stefano Rosso : il suo esordio musicale è stato con il fratello Ugo e chiamarono il loro duo proprio Remo e Romolo, come i due fratelli di cui sopra! ;)

Grazie per avermi seguito fin qui.

Ciao e alla Prossima.

Lo Ziopiero





lunedì 22 ottobre 2012

Scatti 22 - Le Fontane di Roma 2 (quelle più "chiacchierate")


Buongiorno a tutti!

Era un po' di tempo che non pubblicavo delle foto della mia città, così oggi ho pensato di farvi un altro piccolo omaggio. Ma quale piccolo, grande, anzi enorme! Anzi, vi avverto: tutto ciò che leggerete è opera di studi, quindi soffermatevi perché ne vale la pena! ;)

Ovviamente, come avete letto dal titolo, parleremo di Fontane.
Anzi, sarebbe più corretto dire continueremo a parlare di Fontane, visto che qualcosina avevo già detto qui

Come sapete Roma è piena, anzi strapiena, di Fontane. C'è chi dice che ce ne sono più di 2000!!!
Tranquilli, non ve le faccio vedere tutte!!! :D :D :D

Oggi comincerei dalla Fontana del Tritone, opera del Bernini (1643), sita a Piazza Barberini e, ovviamente, voluta dalla omonima famiglia.

Per fotografare questa fontana avevo due possibilità: in pieno giorno, sfruttando una luce diretta che non la tenesse in ombra, ma soffrendo dell'inevitabile presenza dei turisti che immancabilmente la assediano, oppure prentarmi al suo cospetto all'alba di una domenica, certo di trovarla quasi deserta ma - ahimé - in ombra. Ho optato per questa seconda scelta (vi assicuro queste strade non le ho mai viste così deserte!!!):
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La coreografia è molto particolare: guardate come l'acqua, soffiata con violenza dal tritone, cada prima nella vasca sottostante, a forma di conchiglia

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e poi, attraverso le varie scanalature, nella vasca grande centrale, creando particolari effetti scenografici e acustici. Provate a chiudere gli occhi e immaginatevi il rumore dell'acqua. E immaginatevi pure di stare nel 1600, magari riuscite a sentire anche il passaggio delle carrozze che passano...

Ma torniamo ai particolari che caratterizzano questa fontana come, per esempio, lo sguardo accigliato del delfini:

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Anzi, questo più che accigliato mi sembra inc...!!!! :))

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Tra le loro code, che sorreggono la conchiglia, Bernini ha posizionato lo stemma dei Barberini, con le 3 api e la tiara papale:

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Segno evidente di un riconoscimento verso il suo datore di lavoro (e che datore!!!)

Sempre in Piazza Barberini, ma relegata in un angoletto, troviamo un'altra fontana dalla storia interessante: La Fontana delle Api, appunto!

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Papa Urbano VIII (Maffeo Barberini) commissionò sempre al Bernini una fontana di più piccole dimensioni, ad uso pubblico. Di solito queste fontane venivano messe nei pressi di quelle ornamentali, avevano una forma a vasca e non era raro trovare uomini e cavalli che vi bevevano contemporaneamente.Ovviamente il Bernini non si limitò ad un semplice abbevaratoio (spesso venivano usati vecchi sarcofagi*), ma diede alla "fontanella" l'aspetto di una conchiglia aperta, con l'acqua che sgorgava dalle tre api (ma guarda un po'). La curiosità legata a questa fontana è tutta nella parte finale della scritta visibile nella valva superiore: "nell'anno 1644, ventunesimo del suo pontificato". Ora si da il caso che la scritta originale fosse "XXII", cioè il ventiduesimo, anche se al momento dell'inaugurazione mancavano ancora 2 mesi a tale data. Era quindi una sorta di augurio del Bernini nei riguardi del Papa, anche perché più viveva il Papa, più lavorava il Bernini!. Ma Francesco Barberini, nipote di Maffeo, nonché cardinale nominato da lui nominato (perfetto esempio di nepotismo), ordinò di togliere un "I" da XXII. I maligni misero in giro alcune voci (vox populi, allora non esistevano giornali scandalistici) secondo le quali il nipote "je la stava tirà" perché voleva prendere il suo posto! Il caso (o la sfiga) ha voluto che papa Urbano VIII morì esattamente 8 giorni prima di compiere il suo ventiduesimo anno di pontificato! sincronismo perfetto, non c'è che dire!
In ogni caso al Maffeo successe Innocenzo X, della famiglia dei Pamphili, altra nobile famiglia romana (anche se di origine umbra). Così Francesco Barberini si dovette accontentare di rimanere Cardinale (iettatore), nonché Prefetto della Congregazione della Sanità e pure Vice-Cancelliere di Santa Romana Chiesa e pure Decano del Collegio dei Cardinali (niente conflitto di interessi, eh?). Quando morì fu seppellito a San Pietro! Amen.

* si scrive senza acca, ho appurato!

Dopo il Tritone ecco a voi un'altra fontana assai spettacolare (e chiacchierata!): la Fontana delle Naiadi, sita in Piazza della Repubblica.


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E' una tra le fontane più moderne della capitale, 1888 su progetto di Alessandro Guerrini, e da subito è  stata oggetto di diversi cambiamenti rispetto all'originale, come ad esempio la sostituzione del gruppo centrale.
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Inizialmente, infatti, era una una scultura in marmo costituita da 3 tritoni, un delfino e un grosso polipo, avvinghiati tra loro come se stessero lottando (di Mario Rutelli). Quando fu montanto sulla fontana suscitò diverse critiche (pensate che fu ribattezzato "Fritto Misto" !!!) a tal punto che venne rimosso (ora si trova nei giardini di Piazza Vittorio). Questo "fritto misto" mi ha incuriosito non poco, e così mi sono recato a fotografarlo per Voi da tutte le angolazioni:

I
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Vi devo confessare che a me quest'opera, come anche il fritto misto, piace. Guardate che particolari:


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Peccato solo che sia stata lasciata abbandonata a se stessa...

Ma torniamo alla nostra Fontana delle Naiadi; dicevamo che il gruppo centrale fu sostituito, ma anche i 4 leoni in gesso furoni sotituiti, precismente nel 1901, con 4 gruppi in bronzo rappresentanti 4 Ninfe (dei laghi, dei fiumi, degli oceani e delle acque sotterranee), opera sempre di Mario Rutelli.

Ecco, fin qui niente male. Quante volte a noi non piace una cosa e ce la facciamo cambiare?
Il fatto è che il buon Rutelli (sempre Mario, eh?), visti i dissensi volle interpretare l'intera opera a modo suo (e per questo molti romani lo ringraziarono!).

Al posto del "Fritto Misto" venne messa un'unica figura, questa volta in bronzo, costituita da un uomo (nudo!!!) che afferra un delfino (nudo!, vabbe'...) da cui fuoriesce un violento schizzo d'acqua. Ogni riferimento a tutto ciò che vi viene in mente non credo sia puramente casuale... Altro che Fritto Misto!!!

Poi, come se non bastasse, fece modo che particolari getti d'acqua si andassero ad infrangere violentemente sui corpi (sempre nudi) delle 4 ninfe che senza pudori offrono all'acqua (e agli spettatori) la loro parte posteriore...
 
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...o anteriore:

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Questa sensualità ed inequivocabile lascività non sfuggì ovviamente alle critiche e censure dell'epoca, del Vaticano in primis, per finire al Sor Capanna, noto cantastorie dell'epoca, che addirittura ci fece un paio di stornelli piuttosto espliciti, anche nei doppi sensi:

Sc’è a Ppiazza de le Terme un fontanone
co’ quattro donne ‘gnude a pecorone
pe’ fa’ mejio veni’ la tentazzione
a chi vorebbe fascce er pomiscione
ma sc’è ‘n mezzo ‘n omo ardito
che funziona da marito
co’ ‘r pesce ‘n mano
annaffia a tutte quante er deretano

Si, ve ne ho riportato solo uno; l'altro, se siete curiosi...andatevolo a cercare ;)
:D :D :D

Per fortuna poi le 4 Ninfe non vennero rimosse e continuano ancora oggi a ricevere l'acqua e gli sguardi dei passanti, di sicuro oggi più abituati a certe immagini (il linguaggio no, pare sia rimasto uguale!).

Lasciamo questa fontana con un ultima foto, più suggestiva se non spettacolare, che vede sullo sfondo la chiesa di Santa Maria degli Angeli e in primo piano il baldo Glauco che tiene ben stretto il suo delfino!!!

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Dalla quasi neonata Fontana delle Naiadi, passimo ora a quella che pare essere la più antica di Roma: La Fontanta di S. Maria in Trastevere; sembrerebbe infatti che la sua prima costruzione risalga addirittura all'epoca di Papa Adriano I anche se poi nei secoli successivi ha visto più artisti metterci mano, come il Bramante, il Della Porta, il Bernini, il Fontana (e si, si chiamava così!)

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Io la chiamo la Regina del Quartiere (Trastevere, appunto). E' il quartiere dove ho abitato per più di vent'anni e che mi ha visto crescere in quell'epoca che indubbiamente ha segnato il passaggio da quartiere ladruncol-popolare a quartiere fricchetton-bohemien. Oggi poco è rimasto di quel fascino di pasoliniana memoria, rivivibile solo attraverso le vecchie pellicole in B&N o gli sbiaditi ricordi...

I gradini di questa fontana hanno ospitato (e ospitano tutt'ora) milioni di persone, a tutte le ore del giorno fino a tarda notte: turisti, mendicanti, romani, ubriachi, artisti, "fatti persi" e....dormiglioni!!!
Per trovare posto occorre arrivarci la domenica mattina all'alba e sperare...
A me, come vedete, è andata bene! ;)

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Anche qui ci sarebbe da raccontare peste e corna, ma mi limiterei ad una curiosità architettonica: le 4 doppie conchiglie poste su 4 degli otto angoli della vasca ottagonale furono inizialmente sistemate rivolte verso l'esterno (Bernini 1659 che a quanto pare continuò a lavorare pure senza l'appoggio dei Barberini, evidentemente era bravino, il ragazzo!) e solo successivamente furono rigirate verso l'interno, come a proteggere la vasca o ad esser protette loro stesse.
Vedete?

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Interno o esterno, per me rimangono sempre affascinanti. Guardate che immagine:
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Passando ponte, come si diceva in gergo, si arriva al Ghetto Ebraico, nei pressi del quale troviamo una fontana a cui sono particlarmente legato: La Fontana delle Tartarughe, sita in Piazza Mattei:

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Opera di Giacomo della Porta, questa fontana è un'insieme di marmi e bronzi.
Si narra che doveva essere costruita nel vicino ghetto ebraico, ma per volere della potente famiglia Mattei (appunto) venne costruita davanti al Palazzo di famiglia.
La vasca principale è quadrangolare e ai vertici si trovano 4 conchiglie (di marmo) che ricevono l'acqua da altrettanti delfini (in bronzo), la cui testa è bloccata dai piedi degli elfi (anch'essi in bronzo):
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Sopra si trova una vasca circolare, sul bordo della quale ci sono le tartarughe:
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Da notare che i 4 elfi hanno tutti la stessa postura, con il braccio alzato come a sospingere le tartarughe a bere.

Questa fontana è legata ad una affascinante leggenda che mi ricorda un po' le imprese del Marchese del Grillo (quello interpretato da Alberto Sordi, ricordate?). Si narra infatti che il duca Mattei avesse puntato gli occhi sulla figlia di un ricco signorotto e che questi, sentendo dire in giro che il duca avesse più debiti che beni, fosse piuttosto restio a cederla in sposa. Fu così che il duca fece una grande festa al Palazzo, invitando mezza Roma, signorotto compreso, e dopo una notte passata tra canti, balli e bagordi, all'alba aprì la finestra mostrando questa meravigliosa fontana, che la sera prima non era lì!

Mi immagino il duca con la voce di Sordi che dice: "A moro, hai visto che t'ha combinato sto duca in una notte? Tu fija co' mme po' ffa a vera signora!"

Sarà vera la storia? A me piace pensare di si! :)

Ah, una curiosità: questa fontana era presente sul retro delle vecchie banconote di 5.000 lire (bei tempi....sigh...)



Bene. Per oggi mi fermerei qui.

Spero di avervi fatto respirare un po' d'aria romana, antica e moderna, divertendovi anche con qualche storiella.

Scrivendo questo post (la cui realizzazione che vi confesso ha richiesto molto più tempo che 7 Operà e 12 Setteveli), a me è sembrato di vivere alcuni momenti della vecchia Roma....

Ciao e alla Prossima.

Lo Ziopiero




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