Quanto dura un fulmine?
Quanto dura un attimo?
Quanto tempo ci vuole per immortalare l'attimo di un fulmine?
Mi sono fatto queste domande l'altra sera, proprio mentre fuori si stava preparando la prima tempesta di fine estate e attraverso i vetri osservavo il cielo che a tratti si frantumava.
Cosa occorre per fissare l'attimo di un fulmine?
Tempo fa ho provato a fissare gli attimi che l'occhio normalmente non riesce a percepire: vi ricordate le gocce di latte? E le gocce di acqua? E la modella tutta rossa?
Ma questi fenomeni li avevo causati volutamente io, sapevo più o meno quando scattare e con quali modalità.
Ma il fulmine non ti avverte. Il fulmine è imprevedibile. Il fulmine non sa dove va a cadere e con quale forma presentarsi. Il fulmine improvvisa!
Puoi stare lì in attesa minuti, ore, e al momento cruciale non esser pronto, o scattare un attimo dopo.
E invece dovresti scattare un attimo prima, quell'attimo che può far la differenza.
Si, ma come?
Prima regola: non avere fretta. La fretta è nemica di ogni cosa.
Così, mentre i fulmini imperversavano nel cielo, io con tutta calma ho pensato allo scatto: obiettivo, strumentazione, tempi, diaframma...
Ho montato il cavalletto. Poi la reflex. Poi ho alzato lo specchietto.
Poi ho fatto il primo scatto: 50mm, f/22, 20 secondi. Niente.
La macchina ci mette circa 20 secondi per elaborare una foto di questo tipo, le lunghe esposizioni richiedono tempi lunghi e nel frattempo la macchina è inutilizzabile...e nel frattempo il fulmine...ti frega! Swamp! Il cielo si illumina e tu sei lì, fermo, come un imbecille.
Seconda regola: non ti incazzare! I nervi tesi non aiutano a trovare le soluzioni
Ci riprovo. Stesse impostazioni. Stesso rituale. Stesso risultato.Ma questa volta il fulmine è stato più clemente: non si è degnato neanche di darmi una seconda fregatura...ha deciso di non umiliarmi.
Ma non potevo tirar avanti così tutta la sera. A conti fatti stavo facendo meno di due scatti al minuto.
Terza regola: riflettere!
I tempi di elaborazione non sono gli stessi del tempo di scatto, ma diminuiscono molto più rapidamente al diminuire dei tempi di scatto. Abbassando i tempi di esposizione avrei anche abbassato di gran lunga i tempi di elaborazione. E così ho scoperto che per una foto di 10 secondi la macchina mi restituiva il risultato in un secondo...quindi per ogni 12 secondi circa avevo un tempo di copertura di 10 secondi. Il fulmine, se proprio sono sfigato, può fregarmi in quei 2 secondi!
...e infatti così è stato!!!
Passati i 10 secondi, la macchina ha chiuso l'otturatore e il fulmine mi si è materializzato sotto i miei occhi (ricordati la seconda regola!).
Caspita, ci vogliono scatti continui....
Quarta regola: sapersi organizzare.
Ho così impostato lo scatto in automatico, scoprendo che ne potevo fare fino a 10 consecutivi. In pratica 10 secondi di esposizione, 1 di elaborazione, altri 10 di esposizione, 1 di elaborazione ...e così via, senza perdere altro tempo tra uno scatto e l'altro: ci pensava l'autoscatto a raffica a lavorare per me.
10 scatti, 100 secondi complessivi di esposizione su 110 secondi totali. Non male come copertura. Peccato che il fulmine non risponda alle stesse precise regole matematiche....però....però....
Quinta regola: fai finta di niente
Anche i fulmini hanno un'anima. Anche i fulmini "sentono". E ho scoperto che se li ignori...poi sono loro che ti vengono a cercare!
Schiaccio il pulsante e mi vado a fare un giro, tanto ho ben 2 minuti di tempo.
Dopo 2 minuti torno e schiaccio ancora. Ripeto questa semplice operazione un po' di volte.
Qualcosa dovrà pure accadere, e se non accade, accadrà.
...e alla fine è accaduta!
Si, il fulmine è stato immortalato, per ben tre volte. E a mia insaputa!
Non mi vedeva più....e allora è' venuto a cercarmi... prima timidamente...
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Ne è valsa la pena?
Vi confesso che quando ho visto questi risultati....be', si, mi sono emozionato non poco!!!
Ciao e alla Prossima
Lo Ziopiero


