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lunedì 13 maggio 2013

Ciciri e Tria a 6 mani ovverosia Il Morso della Tarantola

Avete mai visto una donna morsa dalla tarantola?
Io si.

Avete mai parlato con una donna morsa dalla tarantola?
Io si.

Avete mai scambiato una mail con una donna morsa dalla tarantola?
Io si.

Avete mai dovuto combattere con 45 commenti in un unico post generati da una donna morsa dalla tarantola?
Io si.

....


«Genuit hic natura arachneum animal nocentissimum…», scriveva nel 1513 il medico umanista Antonio De Ferrariis nella più famosa delle sue epistole, De situ Japygiae, senza sapere che esattamente 500 anni dopo anche Lo Ziopiero avrebbe avuto a che fare con tale fenomeno!

E si, un ragno dal morso praticamente letale, che genera uno stato di prostrazione e malessere, il cui veleno puo' essere espulso solo al suono di flauti e tamburi mentre la malcapitata si dimena a terra con movimenti piuttosto espliciti ed evocativi...

Insomma.... una spiritata, una folle, una donna senza freni inibitori, ma anche piena di energia, di impeto, di vitalità!  Instancabile!

Che non riesce a stare ferma con le mani...sulla tastiera come in cucina!


Una donna come Tamara, alias FrammentAria  :)))))

Dicevamo.... Femmina impetuosa, energica, instancabile, che come vede un post mio o di Michela, subito inizia a dimenarsi in cucina, come se fosse stata pizzicata dalla tarantola, spiritata come non mai.

E un giorno Tamara-la-tarantolata, in preda ad una delle sue crisi, inizia a fremere sulla tastiera e manda una mail a me e Michela:

Carissimi, dopo aver fatto decine di vostre realizzazioni, questa volta sono io a proporvi un piatto.
Un piatto tipico del Salento
Ciciri e Tria.
Che ne pensate?

Tamara non lo sa, ma questa volta è come se il pizzico della tarantola me lo avesse dato lei!!!!
Ho cominciato a dimentarmi sulla sedia, scompormi, a sudare, vaneggiare, ruzzolarmi a terra, fino a quando, al suon di flauti e tamburelli, ho ripreso gradualmente coscienza e conoscenza e ho risposto, compostamente:

Ciceri e Tria era il piatto preferito di mia madre, leccese di nascita.
E' un piatto che non ho mai fatto ma che ho nella mia mente da mesi, anzi da anni.

E tra me e me mi son detto:
"Ora non ho più scuse per rimandare. Lo farò!"

Contemporaneamente anche Michela, altra spiritata in cucina, diciamocelo (!!), ha aderito senza batter ciglio e così ci siamo messi all'opera.

Tamara, dopo aver confessato che anche per lei era la prima volta, si è fatta dare la ricetta dalla mamma.
Io da mia zia.

Le rispettive versioni, manco a dirlo, erano leggermente diverse.

E io, manco a dirlo, ho fatto di testa mia! :)))


Il piatto è semplicissimo.

Consiste di ceci (ciceri) cotti, in parte frullati per ottenere una cremina e tagliatelle fatte di sola acqua e farina grano duro rimacinato (dette tria), che in parte vengono lessate e in parte fritte.

Unite il tutto...così:

(Fai click sulla foto per ingrandirla)


Per i ceci: teneteli a bagno una notte e poi cuoceteli in una pentola, preferibilemnte di coccio, con del brodo vegetale e aromi a piacere.

Una volta pronti, prendetene una parte e frullateli con un filo d'olio evo, fino ad ottenere una cremina.
Vi avviso: non assaggiatela! Da assuefazione!!!!

La pasta andrebbe fatta secondo la regola 100 g di farina ogni 50 grammi di acqua a persona, ma voi fate "a occhio", cioè tanta acqua quanto ne piglia la farina.

Ovviamente va fatta riposare almeno un'oretta e poi stesa e tagliata.

Come detto prima, una parte di questa pasta va fritta (io preferisco usare l'olio d'arachidi) e mi raccomando: si deve gonfiare e devono venire le bolle!!!

L'altra va lessata normalmente e scolata molto al dente. Non fate come gli americani! :D :D :D

Ora vi confesso una cosa....io adoro mangiare la pasta con il pane...per cui non vi scandalizzate della foto che segue, piuttosto adocchiate bene quella fetta di cui presto vi svelerò (anzi sveleremo, perché saremo in due) la ricetta di un pane fantastico!!!

(Fai click sulla foto per ingrandirla)


Prima di concludere, vi lascio alcuni riferimenti storici sulla Pizzica e il Morso della Tarantola, di cui si fino a qualche anno fa poco si sapeva in Italia e nel mondo se non per sentito dire.

Il primo è un documento filmato del 1962 di Gianfranco Mingozzi e di un certo valore storico, che vi suggerisco di vedere..


Il secondo è un documento, sempre filmato, credo della fine degli anni sessanta, primi settanta.

Uno dei più grandi storici salentini viventi e studioso del fenomeno delle tarantolate è senza dubbio il Prof.  Luigi Chiriatti, un uomo di una cultura straordinaria.

Per chi invece volesse qualche informazione spicciola sul Tarantismo, può sempre far riferimento a wikipedia


L'opera citata all'inizio, De situ Japygiae, parla della Japigia, che corrisponde alla parte più meridionale dell'attuale Puglia, in particlare alla zona Messapica.


Concludo dicendovi che negli ultimi 30 anni il fenomeno del Tarantismo ha assunto un carattere più spettacolare, se non commerciale, perdendo via via quelle ritualità, quella gestualità e, soprattutto, quella tradizione che lo hanno tenuto in vita nei secoli attraverso affascinanti quanto misteriosi racconti.


E adesso.... armatevi di flauto e tamburello e andatevi di corsa a vedere i post di Tamara e di Michela.



Ciao e alla Prossima.

Lo Ziopiero

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