lunedì 21 luglio 2014

ISTANBUL - Terza parte - Itinerari Principali

Dopo il primo post introduttivo su Istanbul, seguito da quello più "romantico" sulle Moschee, è ora il momento di addentrarci meglio nella città, percorrendo itinerari turistici e non.



Istanbul è una città enorme e le cose da vedere sono un'infinità per cui è bene programmare come si deve sia le cose da visitare sia l'ordine in cui vederle, in funzione anche del tempo a disposizione.

Per questo motivo ho diviso gli itinerari in due post.
Il primo, questo, prevede 3 giorni pieni e intensi per visitare le cose principali e classiche della città.

Nel prossimo parlerò dei quartieri meno visitati dai turisti e a mio avviso più affascinanti, la cui visita prevede altri due giorni.

E ora mettetevi comodi.
Il post è ricco di informazioni e quindi anche inevitabilmente lungo; meglio che vi avverta da subito. :)))

Oltre ai percorsi, troverete un po' di notizie utili (spero) e qualche altra "mia chicca" che mi auguro vi farà piacere leggere.


Iniziamo subito con una visione di insieme delle parti della città che visiteremo:

(Fai click sulla mappa per ingrandirla)

Le aree cerchiate in rosso sulla mappa rappresentano i quartieri principali che andremo ad esplorare durante il nostro viaggio.

Per spostarsi da un posto all'altro consiglio, oltre che le gambe, il Tram superveloce o il traghetto.
Il costo del biglietto è circa 2 lire turche e spiccioli per qualsiasi mezzo pubblico (in pratica meno di 1€).

Volendo per spostamenti brevi e veloci si possono usare i taxi di gruppo (i "Dolmus", 2,5 lire su percorsi prefissati)


Primo giorno
Come in tutte le città anche ad Istanbul conviene iniziare dal Centro Storico, peraltro Patrimonio dell'Unesco.
Qui potrete vedere insieme le bellezze dei monumenti sia Bizantini sia Ottomani.

Un giorno unico per vederlo tutto non basta, a meno che non lo facciate correndo ed evitando di entrare nei posti consigliati.
Ma voi non fate così, veroooo?  :))))

Ingrandiamo la mappa:

(Fai click sulla mappa per ingrandirla)
I principali posti che oggi vedremo sono quelli sottolineati in rosso.

Suggerisco di iniziare dalla Basilica Cisterna (Yerebatan Visiri), un enorme spazio sotterraneo costruito dai Romani per sopperire alla mancanza di risorse idriche (e sì, perché a quanto pare un punto debole di Istanbul - forse l'unico - era la mancanza d'acqua!).
Ma come tutti sappiamo i nostri antenati erano anche abilissimi nella costruzione di acquedotti e relative cisterne e questa di Istanbul ne è una testimonianza.

Scoperta alla fine del XIX secolo, questa cisterna oggi si presenta come un enorme spazio sotterraneo con 336 colonne disposte in dodici file, tutte distanziate l'una dall'altra di 4,90 m. (adesso ho capito anche perché viene chiamata "Basilica")

Curiosità: una di queste porta il nome di Colonna Piangenteağlayan sütun”, dove sono incise forme che rappresentano lacrime e occhi; ed essendo la colonna perennemente umida e bagnata, si ha proprio la sensazione che stia piangendo!!!

Le piattaforme di legno, poste al di sopra dell’acqua dove nuotano grandi pesci, ci portano nel punto più attraente della cisterna; le due Teste di Medusa (sì, proprio quella che se la guardavi diritto negli occhi ti pietrificava!).
Queste teste, utilizzate come piedistallo per le colonne, pare fossero state portate per proteggere la città dalle cattiverie e posizionate al rovescio e di lato.


(Fai click sull'immagine per ingrandirla)

Riuscire a rappresentare fotograficamente le suggestioni di questo sito non è semplice, soprattutto senza le attrezzature adatte. Per questo vi rimando a questa galleria di immagini che sicuramente rende bene l'idea.

Usciti dalla Cisterna in meno di 5 minuti a piedi potete raggiungere l'entrata di Santa Sofia, di cui abbiamo ampiamente parlato qui.

Accanto a Santa Sofia troverete il PalazzoTopkapi (Topkapi Saray), altra tappa fondamentale per chi visita Istanbul (nella cartina in alto non è evidenziato, ma è immediatamente sopra Santa Sofia)

Topkapi dal Bosforo
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Costruito nel 1453 a seguito della presa di Costantinopoli da parte di Maometto II il Conquistatore, che vi ha abitato fino alla sua morte, fu anche residenza di ben 26 dei 36 sultani dell’Impero Ottomano.

È un edificio immenso, formato da chioschi, harem, cortili, corridoi e belvedere, che ricorda le usanze e i costumi di questo popolo.

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La visita richiede almeno un'ora, anche di più.
Uscirete stanchi ma volendo potete riposarvi nello splendido giardino antistante il palazzo.


Topkapi al tramonto
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A questo punto suggerisco un salto al piccolo Bazar Arasta, a fianco della Moschea Blu e vicino ad una serie di ristorantini molto carini, tutti dotati di una terrazza all'ultimo piano dove potete mangiare godendovi una vista sulla città e sulle varie Moschee.

Dopo mangiato una visita al Museo del Mosaico è praticamente doverosa. 

Qui troviamo una delle rappresentazioni più belle dell’arte Bizantina in cui vengono raffigurati in modo molto realistico persone, animali, figure mitologiche, scene di caccia, giochi di bambini.

Datati tra il 450 e 550 d.C. questi mosaici molto probabilmente ornavano parte della pavimentazione del Palazzo Grande (Buyuk Saray), il primo Palazzo dell’Impero Bizantino costruito ad Istanbul, così come il Topkapi Saray (Palazzo di Topkapi) lo è stato per l’Impero Ottomano.

Purtroppo del maestoso Buyuk Saray, che si estendeva dall’Ippodromo (che tra poco vedremo) fino alla costa del Mar di Maramara, sono giunte a noi pochissime tracce.

Usciti dal museo siamo pronti per entrare finalmente nella Moschea di Sultan Ahmet (Moschea Blu). Anche su questa Moschea non aggiungo altro visto che ne abbiamo abbondantemente parlato qui.

Usciti dalla Moschea vi troverete in una lunga piazza corrispondente al luogo dove una volta c'era l'Ippodromo.

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Anche se la sua costruzione iniziò nel III secolo a.C. da parte dell'Imperatore Romano Settimio Severo, la sua realizzazione completa, attraverso l’opera di oltre 100.000 schiavi, avvenne nel periodo di Costantino (ricordate? colui che fondò Istanbul e la fece diventare la capitale dell’Impero).

Il suo scopo era quello di arricchire ed abbellire Istanbul (all'epoca Costantinopoli, appunto), tanto da farla apparire più bella ed affascinante di Roma (!).

Sia nel periodo Bizantino che in quello Ottomano, l’Ippodromo e i suoi dintorni hanno rappresentato il centro della capitale, ma è stato anche il luogo dove avvenivano le rivolte.
Sulle sue scalinate sono state uccise migliaia i persone ed è stato anche il luogo simbolo dove si svolgevano le esecuzioni capitali.

È stato però anche luogo di feste e divertimenti, come i festival realizzati per la circoncisione del Sehzade, ossia del principe ereditiero, che duravano 40 giorni e 40 notti (le feste, non la circoncisione, eh?).

Oggi dell'antico Ippodromo rimane ben poco: l’Obelisco di Teodosio (Dikiltas), la Colonna Serpentina (Yilanli) e la Colonna Intrecciata (Örme Sütun).
(l'Obelisco e la Colonna Serpentina si intravedono nella foto sopra)

I tre obelischi potete guardarli anche di sfuggita, ma qualcosa relativamente alla loro storia merita di essere qui menzionato:

L'Obelisco di Teodosio fu portato dall'Egitto ad Istanbul dall'imperatore romano Teodosio (vabbe', fin qui è facile). Pare che in origine fosse alto più del doppio (!!!) e che per trasportarlo dovettero sacrificarne un pezzo enorme (sigh!)
Anche per erigerlo, ovviamente, furono fatti enormi sforzi e ci impiegarono dei mesi.
Pare che ad opera completata (390) Teodosio fece raffigurare, sulla base quadrata che lo sostiene, il momento dell’innalzamento inisieme ad altri bassorilievi che hanno come soggetto emozionanti gare di cavalli all’Ippodromo, le guerre di Teodosio e la sua vita (qui alcuni particolari)

Vi prometto che se un giorno farò un obelisco, sulla base farò scolpire il passo passo della mia Torta Operà... :))))

Altra curiosità: pare che le scritte presenti indussero gli Ottomani a pensare che servissero a scacciare gli spiriti maligni (come non si sa...). Solo nel XVIII secolo i geroglifici furono tradotti portando alla scoperta che l'obelisco apparteneva nientepopodimeno che al Faraone Egiziano Tutmosi III, vissuto intorno al 1550 a.C. (sì, avete letto bene: 'sto pezzo di pietra ha più di 3500 anni!!!)

La Colonna Intrecciata è costituita da una serie di intrecci (appunto) di varie pietre. Pare che la parte superiore fosse sormontata da una sfera di bronzo sulla cui superficie erano raffigurati episodi di varie battaglie. Il bronzo, come spesso accadde in passato, fu poi asportato, fuso e utilizzato per costruire armi, in questo caso per difendersi dall'invasione dei Latini (1204-1261).

Sorte inversa per la Colonna Serpentina, che fu costruita sciogliendo armi, corazze e altri oggetti presi come bottino di guerra contro i Persiani. Ma erano altri tempi (V secolo a.C!).

In fondo all'Ippodromo di trova la Fontana Tedesca, donata all’Imperatore Ottomano da Guglielmo II, Kaiser Tedesco all'epoca dell'Imperatore Francesco Giuseppe (vi ricordate di lui? Ne parlai nella ricetta del kaiserschmarrn).
Nota bene: l’interno della cupola è totalmente placcata d’oro!
(vi giuro che è così, anche se nella foto si intuisce appena)

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A questo punto il nostro itinerario prevede una visita nella parte più meridionale del quartiere per visitare (almeno da fuori) l' Haseki Hurren Hamami (vi ricordate di Roxelana? Questo era il suo Hamami), la Piccola Santa Sofia, un vero gioiellino al di fuori del circuito turistico, e la Moschea Sokollu (Mehmet Pasha), di cui manco wikipedia dà informazioni...quasi quasi le inserisco io! :)))
A voi posso anticiparvi che oltre ad essere una Moschea, è anche una scuola coranica. ;)

Moschea Sokollu - Cortile 
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La sera sarete cotti.
Vi consiglio una cenetta all'ultimo piano dell'Hotel Adamar (Yerebatan Caddesi 47, la stessa via della Basilica Cisterna). Prezzi contenuti, vista mozzafiato:

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Secondo giorno

Dopo la "maratona" del primo giorno, ci dedicheremo oggi alla parte nord di Sultanahmet e ai due suoi più famosi bazar (ricordatevi che la domenica sono chiusi).


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Inizierei dalla Stazione dei Treni di Sirkeci, all'interno della quale si trova il Museo dell'Orient Express (museo che non sono riuscito a visitare, nel caso mi racconterete voi!).

Da qui dirigetevi direttamente verso il Ponte di Galata, fermandovi nell'enorme piazza che vi troverete davanti.

Delle Moschee ormai sapete tutto, quindi sono sicuro che quelle che vedremo oggi le apprezzerete ancor di più, a cominciare dalla la cosiddetta Moschea Nuova (Yeni Camii), che merita sicuramente una bella visita.

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Pensate che la costruzione di questa Moschea venne terminata nel 1663, dopo ben 66 anni di lavori! (record di durata che ha resistito per ben 4 secoli e superato solo dalla costruzione della metropolitana di Roma!)

Uscendo dalla Moschea vi troverete direttamente nel külliye, ossia quel complesso di costruzioni ad essa adiacenti.
Qui c'è anche una delle entrate del Bazar delle Spezie (Mısır Çarşısı), altrimenti noto come Bazar Egiziano.
In questo Bazar, infatti, venivano venduti i prodotti provenienti dall’Egitto; oggi vengono vendute spezie di ogni tipo ed è uno dei luoghi più turistici di Istanbul.
Merita la visita, ma non vi illudete più di tanto: quello che troverete qui lo potete trovare praticamente in qualsiasi mercato multietnico. ;)

Quella che invece dovete assolutamente vedere Moschea di Rustem  (Rustem Pasha Camisi) , una delle Moschee più belle di Istanbul.

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La noterete subito dalla Piazza davanti al Ponte di Galata, ma per visitarla dovrete inoltrarvi dentro delle strette stradine fino a trovare un cartello che vi indichi l'entrata. Se non lo doveste trovare, basta che fate la "faccia a punto interrogativo" e tutti gli autoctoni saranno pronti ad indicarvela al suono di "Moschì-Moschì" (Moschea, appunto).

Per accedervi occorre salire una serie di scale.
Questa Moschea, infatti, è realizzata su un piano rialzato che domina il panorama di Istanbul.
Gli interni sono abbelliti dalle più belle ceramiche di Iznik (sì, ricordate bene: le stesse della Moschea Blu)

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Ormai sarete pratici di Moschee e non vi sarà difficile riconoscere anche qui il  il Mirhab e il Minbar

Manco a farlo apposta anche questa Moschea fu progettata dal grande Architetto Mimar Sinan (ve ne ho parlato qui), dedicata al Gran Visir Rusten Pasha (sì, proprio lui, quello che si sposò con Mihrimah, la stessa per cui proprio Sinan perse la testa dedicandole ben due Moschee, figlia di Roxelana e Solimano, capito che intrecci?!?!? Manco Biutiful! Comunque se volete rinfrescarvi la memoria li ho ampiamente raccontati nel post precedente). 

Ma riprendiamo il nostro giro.
A questo punto vi suggerisco una sosta per mangiare.
Tornate nella Piazza davanti il Ponte di Galata e deliziatevi con un panino con dentro il pesce grigliato, non ve ne pentirete!
Se invece preferite star seduti comodi, sotto il Ponte di Galata ci sono decine di ristoranti; anche se turistici non si mangia male, i prezzi sono molto contenuti (es. un'orata ai ferri meno di 10€) e si puo' godere di una vista piacevole.

Ponte di Galata con pescatori (sopra) e ristoranti (sotto)
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Un consiglio: non mangiate troppo, perché il pomeriggio è lungo ed è meglio non avere la pancia piena!

Andremo alla Moschea del Solimano i cui dettagli e storia (affascinante) ve li ho raccontati qui.

La visita vi porterà via tempo ed enerigie.
Per riprendervi consiglio un Hammam, precisamente l'Hammam del Solimano, uno dei pochi ad Istanbul in cui è possibile farlo in coppia (di solito uomini e donne li tengono separati).

L'esperienza, che consiste in una sauna su dei marmi e un massaggio completo con sapone e risciacquo finale, dura un po' più di un'ora e vi rimetterà in piena forma!

Al termine sarete completamente rilassati, pronti per andare a visitare il Gran Bazar (Büyük Çarşı).

Tappa obbligata per i turisti, il Gran Bazar si presenta come un immenso mercato coperto (Büyük Çarşı significa proprio questo), formato da più di 3000 negozi, uno a fianco all'altro, che vendono davvero di tutto, dai gioielli alle copertine dei cellulari.
È bello girare tra le decine di viuzze che lo racchiudono, in una mescolanza di colori, suoni, volti, odori, perdendosi e ritrovandosi.
Indubbiamente negli ultimi decenni ha perso gran parte del fascino che lo ha caratterizzato per dei secoli; l'impronta prevalentemente turistica ormai si impone su tutto il resto.

Personalmente posso dire che è una delle cose che mi ha meno emozionato di Istanbul, anche se consiglio comunque di andarci ;)


Terzo giorno

Oggi vederemo la parte più moderna di Istanbul, da Kabatas a Karakoy e Beyoglu:

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E poi faremo una gita in un luogo molto particolare, Eyup.

Cominciamo dal Complesso del  Dolmabahce, (fuori mappa, ma si trova immediatamente a nord dell'omonima Moschea); sono tre sontuosi edifici, residenza, sala cerimoniale e harem, fatti costruire dal Sultano Abdul Mejid I tra il 1843 e il 1856 con lo scopo di emulare le principali regge europee dell'epoca, in un misto tra barocco e architettutura tradizionale ottomana.
A seconda dei gusti e della situazione tutto ciò potrà apparirvi o di meravigliosa bellezza o di svenevole kitsch.

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E pensare che dopo la costruzione di questo Palazzo i Sultani hanno abbandonato Topkapi; e lo stesso creatore della Moderna Repubblica Turca, Mustafa Kemal Atatürk, di cui parleremo nel prossimo post, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in questa reggia.

Usciti dal Palazzo vale la pena dare un'occhiata alla Moschea Dolmabahce, costruita sempre nello stesso periodo; anche qui l'influenza dell'architetettura europea si è fatta sentire (basti guardare la torre con l'orologio, una assoluta novità per le Moschee!!!)

Dopo la Moschea Dolmabahce dirigiamoci adesso verso la piazza più famosa dell'Istanbul moderna: Piazza Taksim.
Per arrivarci consiglio la metro che collega Kabatas a Beyoğlu, una delle metro più antiche del mondo e anche più brevi: tempo di percorrenza 110 secondi (!), tutti in ripida salita (o in discesa, a seconda dei punti di vista!).

Il nome della piazza, che significa divisione (la ripartizione dell’acqua portata in città avveniva proprio qui), purtroppo oggi è legato agli scontri che ci sono stati negli ultimi tempi in occasione di varie manifestazioni di protesta. ...in fondo anche le proteste rappresentano una sorta di divisione (di pensiero più che di acque...).

A Piazza Taksim la vita non si ferma mai. A tutte le ore del giorno e della notte troverete sempre una gran folla. Percorretela in lungo e in largo prima di addentrarvi nella via princiaple di tutto il quartiere: İstiklal Caddesi

Questa via, sempre affollatissima, è la via dei negozi e dei tipici carrettini rossi che vendono cibo.

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E sapete cosa va per la maggiore?

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Sì, avete visto bene: pannocchie e castagne!!! :))))

Lungo İstiklal Caddesi incontrerete spesso un tram rosso, con appese sempre un po' di persone, la cui linea venne realizzata verso la fine del XIX secolo per collegare Karaköy e Beyoğlu rendendo il viaggio più piacevole (e meno faticoso!).
Ovviamente adesso, anche se utilizzato pure dagli abitanti di Istanbul, è diventato soprattutto un'attrazione turistica!

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Continuando la vostra discesa non mancate di visitare l' Hotel Pera Palas, posto circa a metà strada, sulla destra, a due isolati di distanza dalla via principale.

Edificato a fine '800 per ospitare i passeggeri dell'Orient Express, qui praticamente hanno soggiornato un po' tutti i personaggi famosi in transito da Istanbul; da Pierre Loti (di cui tra poco parleremo) ad Ernest Hemingway; dall'imperatore d'Austria-Ungheria Francesco Giuseppe (sì, quello del  Kaiserschmarrn), ad Alfred Hitchcock; da Jacqueline Kennedy Onassis ad Agatha Christie, che nella camera 411 scrisse buona parte del libro Assassinio sull'Orient Express (appunto!).

Tornando a percorrere İstiklal Caddesi non perdetevi i vari "passagggi", tra cui Halep Pasajı,Cicek Pasaji e Halep Pasaji.
  
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Sempre lungo questa via troverete Aya Triada Ermeni Katolik Kilisesi, la chiesa Cattolica più grande di Istanbul.

A questo punto altro non vi rimane che scendere verso il Bosforo, fino ad incontrare la piazzetta dove si erge la Torre di Galata

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Costruita dai Genovesi per controllare l'arrivo delle navi (sia amiche sia nemiche), oggi è usata dai turisti per godere una delle viste più suggestive della città storica, specialmente al tramonto quando l'ombra del cielo rossiccio inizia a coprire Sultanahmet.

Continuando a scendere tornerete all'imbocco del Ponte di Galata.
Questa zona (Karakoy) è stato il porto commerciale più importante della città sotto tutti gli imperi ed è stato quindi il luogo dove si sono sviluppate le maggiori attività commerciali.

Da qui suggerisco una passeggiata sul lato destro (quindi con il Bosforo alla vostra sinistra) per fare il tratto meno battuto dai turisti.

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Noterete il netto contrasto tra le misere botteghe di artigiani vari (a me hanno ricordato molto i film su Roma di Pasolini) e le modernità immediatamente a ridosso.

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A questo punto torniamo indietro lungo il Bosforo fino ad arrivare alla Yeraltı Camii una Moschea che si trova sulla via Kemankeş Caddesi. Nel suo sotterraneo si trovava la catena che collegava Galata a Sarayburn, sull'altra sponda del Bosforo. Questa catena veniva prontamente tirata su e tesa per impedire l'accesso ad Istanbul all'arrivo di navi nemiche; pensate 600 metri di catena!!!! Non oso pensare a quali sistemi avessero architettato per eseguire tale operazione! Ricordo ancora il giorno in cui a momenti mi slogai un polso per tirar mezzo metro di catena del motorino!!!

Usciti dalla Moschea dirigetevi alla fermata del traghetto per Eyup, che come vedremo è il luogo più sacro per i Musulmani di Istanbul.
Il tragitto dura circa mezzora, per cui potete approfittarne per riposarvi e per godervi il panorama della città direttamente dal Bosforo.

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Una volta giunti a destinazione vi troverete davanti la Moschea di Eyup Sultan, luogo sacro a tutti gli islamici, il terzo al mondo dopo la Mecca e Gerusalemme.
La storia ci narra che il Sultano Eyup, portabandiera del profeta Maometto, morì qui durante il primo assedio di Costantinopoli da parte degli Arabi (669).
Pare poi che il Sultano Maometto II (il Conquistatore, Fatih) all'epoca del grande assedio (sempre quello del 1453, ormai la data l'aveta imparata a memoria!) una notte vide in sogno il luogo esatto dove fu sepolto Eyup. Svagliatosi di botto, acchiappò una pala, scavò e trovo delle ossa. Così il Sultano vi fece costruire un mausoleo, una moschea monumentale e il primo külliye di Istanbul (se mi avete seguito fin qui ormai dovreste sapere tutti cos'è il külliye).
Fu così che in breve tempo questo luogo diventò meta di pellegrinaggi e luogo di venerazione.

Dopo la Moschea dovete assolutamente salire sulla collina di fronte, fino ad arrivare al Caffé Pierre Loti, da cui potete ammirare uno dei panorami più suggestivi della città.

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Ma chi era Pierre Loti e come mai un bar di Istanbul porta il suo nome?

Anche qui c'è di mezzo una donna, Aziyadè, guarda caso un'odalisca, per la quale Pierre perse la testa (questa volta solo in senso metaforico, meglio precisare!). Insieme vissero la più classica delle storie d'amore e quando Pierre se ne dovette partire, lei con i propri gioielli gli confezionò un anello meraviglioso.
Qualche anno dopo Loti torna ad Istanbul ma nel frattempo Aziyadè era morta, ovviamente di dolore!
E così il nostro amico iniziò a scrivere un romanzo (Aziyadè, appunto!) proprio seduto ai tavolini di questo caffé, che inevitabilmente prese il suo nome.
Pare addirittura che Pierre fosse solito urlare il nome della sua amata più volte durante le sue permanenze al bar, tanto forte che l'urlo si sentiva fino all'altra sponda.
Il romanzo, ha detta di qualcuno, è una delle più belle storie d'amore mai scritte.


Voi, intanto, godetevi il panorama, comodamente seduti in uno dei tanti bar, una bevanda fresca costa 5 lire (meno di 2€), se po' ffa', e se per caso doveste sentire il nome di Aziyadè urlato da qualche francese, fate finta di niente! :)))


È tempo di tornare verso la base, ma non prima di aver visto altre due moschee che si incontrano lungo la strada del rientro.

La prima, Defterdar Mehmet Efendi Camii, ha una particolarità: sul minareto, anziché trovare la mezzaluna (simbolo dell'Islam così come per i Cristiani è la croce) si trova l'hokka (bastoncino che conteneva l’inchiostro) e la matita, che sono i due elementi che rappresentavano l’illuminazione e l’evoluzione dell'uomo.

L'altra Moschea si trova più verso l'interno. La si raggiunge costeggiando le mura fino ad arrivare nel punto più alto.

Si tratta della Moschea Mihrimah, sì proprio quella che l'Architetto Sinan (ricordate?) dedicò a Mihrimah, la figlia di Roxelana e Solimano. Questa Moschea è ricca di significati e simbolismi. Ne parlammo ampiamente qui, dove troverete anche un po' di foto.


Ecco.
Il nostro giro di 3 giorni è finito.

Ovviamente si potrebbe parlare ancora ore e ore di questa meravigliosa città, ma credo di averne dette già troppe.
Spero di non avervi annoiato.

Nel prossimo post visiteremo una Istanbul diversa, sconosciuta alla maggior parte dei turisti ma per questo non meno bella o affascinante.
Ci sarete?
Vi aspetto! :))))


Come sempre vi saluto con il foto-filmato del viaggio.



Ciao e alla Prossima

Lo Ziopiero


Gli altri post su Istanbul:


lunedì 14 luglio 2014

ISTANBUL - Seconda parte ...di Moschee, Sultani, Amori e Architetti!

Eccoci di nuovo qui.

Nella prima parte ci eravamo salutati praticamente sulla soglia di una Moschea.
Vi ricordate come devono esser tolte le scarpe prima di entrare...?

Bene!

Entriamo...

Moschea del Solimano (interno)
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Ai nostri occhi le Moschee potrebbero sembrare tutte molto simili tra loro, con i pavimenti tutti ricoperti di tappeti, una gigantesca cupola centrale, enormi lampadari appesi altissimi che scendono quasi ad altezza d'uomo; ma in realtà non è così.
Ogni Moschea ha le sue diversità e ogni diversità ha il suo significato.

Iniziamo dalle cose fondamentali: il Mirhab e il Minbar
In una Moschea non mancano mai e li troveremo sempre affiancati.

Il Mirhab ci appare come una nicchia, posta in fondo al muro rispetto all'ingresso; in realtà la sua funzione non è di racchiudere qualcosa ma piuttosto di indicare la Qibla, cioè l'esatta direzione della Mecca, o ancor meglio del santuario islamico della Ka'ba, verso la quale deve essere orientato il viso e il corpo quando si prega.

Il Minbar, invece, è una specie di pulpito, costituito da una scala, da dove un particolare Imam, detto Khatib, pronuncia il suo sermone durante la preghiera del venerdì o altre preghiere importanti.

Una nota caratteristica: l'Imam non sale mai fino ai gradini più alti in quanto questi sono riservati al Gran Mufti, il livello più alto della legge religiosa islamica.

Moschea Mirhmah
(il Mirhab e il Minbar si intravedono in basso a sinistra)
(Fai click sulla foto per ingrandirla)

Altre due cose che caratterizzano quasi tutte le mosche, se non tutte, sono queste due scritte, che rappresentano rispettivamente una "legatura" per il nome di Maometto e per quello di Allah.


Spesso, oltre a questi due, si trovano anche altri nomi inscritti all'interno di questi "dischi"; sono legature che rappresentano i vari Califfi.

Ma prima di parlarvi delle principali Moschee, vorrei soffermarmi su un particolare che spesso noi occidentali non consideriamo: la grafia araba.

Premesso che non sono né uno studioso, né tantomeno un intenditore di questa materia, una cosa però l'ho appresa: con la loro grafia i popoli di lingua araba hanno creato delle vere e proprie opere d'arte!

Il nostro alfabeto latino, per quanto pratico e sintetico, mal si presta a rappresentazioni artistiche tipo queste:
 

Gli Arabi si ingegnano non solo a formare delle opere d'arte, ma anche a rappresentarle con le parole.

Ma riprendiamo il nostro discorso sulle Moschee
(Per chi volesse effettuare i primi approfondimenti sulla grafia araba suggerisco di iniziare da qui e poi continuare qui).


LE MOSCHEE DI ISTANBUL

Elencarle tutte è impossibile.
Sono migliaia.
Visitarne alcune è obbligatorio.
Sono affascinanti.
Vediamo insieme le principali

Santa Sofia


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La Moschea sicuramente  più famosa e più imponente è Santa Sofia, indicata anche come ottava meraviglia del mondo.

La sua costruzione ebbe inizio sotto il regno dell'Imperatore Costantino I, conquistatore e fondatore di Costantinopoli (330 d.C.), l'attuale Istanbul, e fu ultimata nel 360 d.C. ai tempi di Costanzo II.
Il primo nome conosciuto fu quello di Megali Eklesia (Grande Chiesa) e come potete immaginare era una chiesa cristiana. Solo dopo il quinto secolo assunse il nome attuale.

Più volte andata a fuoco (inizialmente il tetto ero tutto in legno), deve il suo splendore ad un altro Impeartore, Giustiniano II (527-565) il quale commissionò la sua ricostruzione a due architetti dell'epoca: Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto, un po' come dire Renzo Piano e Santiago Calatrava dei giorni nostri!

Per la sua ricostruzione furono impiegati marmi pregiati, pietre colorate, colonne e altro materiale di spoglio in un mix di linee architettoniche tra il bizantino, il romano e l'orientale.

Tra il 9° e il 12° secolo le sue pareti furono ornate di mosaici, molti dei quali tutt'ora visibili.

Con la conquista di Istanbul da parte degli Ottomani (1453) Santa Sofia non perse la sua funzione di luogo di culto, nonostante le evidenti differenze di credo religioso.

Quanto è giunto fino ai nostri giorni lo dobbiamo sia al fatto che gli Ottomani non la distrussero (la trasformarono invece in luogo di preghiera dell'Islam), sia e soprattutto grazie ad un altro grande architetto, forse uno dei più grandi mai esistiti, che segnò la storia di questa città: Mimar Sinan.

Sinan (di cui parleremo meglio tra poco) rinforzò la struttura di Santa Sofia con la costruzione di colonne interne e contrafforti esterni (a danno di tutte le abitazioni confinanti che furono inevitabilmente demolite).

La Moschea ora è adibita a museo e quindi per poterla visitare occorre pagare un biglietto (ma per fortuna è anche l'unica dove si paga!).

Moschea di Solimano


(Fai click sulla foto per ingrandirla)

Solimano I, detto il Magnifico (sì, proprio come il nostro Lorenzo de' Medici) è stato sicuramente l'Imperatore ottomano più importante di tutta la storia, insieme a Maometto II detto Fatih, cioè il Conquistatore (di Istanbul, appunto)
Nei suoi 46 anni di sultanato (1520-1566) Solimano ha conquistato praticamente tutto: dalla piccola Rodi, alla Serbia; dall'Ungheria alla Persia (e te pare poco?). Si è poi acchiappato parte della Georgia, la Tripolitania, la Tunisia e anche l'Algeria!

Anche Solimano voleva la sua Moschea!
Ma non una Moschea qualsiasi.
Voleva la Moschea più grande di tutta la città!
E secondo voi a chi si è rivolto?
Ma a lui, Mimar Sinan!

Ogni punto di questa Moschea e ogni dettaglio architettonico è la dimostrazione di grande maestria e genialità.

Un esempio?
L'interno della cupola: essa è circondata da una fascia di acciaio dove sono state utilizzate 255 terrecotte semisferiche per migliorarne l’acustica.

Altro esempio?
I sistemi di raccolta dei fumi delle candele e delle lampade ad olio!
Pensate che per non macchiare la struttura interna con la fuliggine, Sinan aveva ideato un passaggio d’aria all’interno della Moschea in modo che i fumi si depositassero in una stanza che si trovava sopra la porta d’ingresso; gli stessi fumi, solidificandosi, venivano utilizzati come inchiostro con il quale il Sultano Ottomano scriveva i documenti più importanti.
No dico? Ma vi rendete conto?!?!?!?

Ma dove secondo me Sinan si è superato è stato nelle fondamenta, per le quali ha usato alberi di ginepro, il cui legno è particolarmente adatto per assorbire le onde sismiche (Istanbul è una città continuamente colpita dai terremoti, tutti ricorderete certamente quello terribile del 1999).

Posta su una delle sette colline di Istanbul (sì, come Roma anche Istanbul è stata costruita su sette colli), la Moschea di Solimano è ben visibile da ogni dove e rimane un punto di riferimento anche per orientarsi.

Per raggiungerla occorre salire, percorrendo strade anche piuttosto ripide, fin quando all'improvviso ci si trova davanti alle mura che circondano il cortile del Kulliye, cioè quell'insieme di edifici che circondano una Moschea (prego notare anche qui esempi di grafia araba).

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Nel Kulliye di questa Moschea troviamo quattro Medresa (praticamente delle scuole), un Dar al-Shifa' (letteralmente "Casa della Salute" o, altrimenti detto, ospedale), un Hammam (un luogo nato inizialmente per effettuare i lavacri ma poi divenuto il luogo ideale dove incontrarsi, passare piacevolmente il tempo facendosi coccolare dai calori e dai fumi profumati), le Cucine e i Forni dove venivano preparati pasti anche per le persone che non avevano da mangiare e, dulcis in fundo, il Mausoleo, altro capolavoro con la sua cupola adornata da pietre preziose che danno la sensazione di guardare un cielo stellato e le cui mura sono abbellite con le più belle ceramiche di Iznik (l'antica Nicea).

Nel cortile c'è anche un altro mausoleo, appartiene a Hürrem Sultan, cioè la moglie del Sultano, al mondo occidentale nota col nome di
Roxelana, la cui storia vale davvero la pena di conoscere.

Rapita dai tartari in tenerissima età, Roxelana fu venduta come schiava numerose volte fin quando, a soli 15 anni, venne regalata (!) a Solimano, in occasione della sua ascesa al trono (1520).

Un po' per la sua bellezza, un po' per la sua astuzia, nell'harem riuscì ad attirare subito l'attenzione del Sultano facendo di conseguenza ingelosire tutte le altre femmine, in particolare Mahidevran (chiamata anche "Gülbahar" - dove Gül significa rosa e Bahar primavera, che poesia...), da sempre la preferita di Solimano e con la quale ebbe anche 3 figli.

Mahidevra, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali e fisiche, un bel giorno aggredì Roxelana picchiandola violentemente, graffiandole il viso e strappandole i capelli (mi immagino la scena!)

Solimano bandì Mahidevran dalla capitale e la inviò a Manisa, assieme a suo figlio, il principe Mustafa considerato l'erede al trono. L'esilio venne giustificato ufficialmente come la normale prassi di formazione dell'erede al trono ma le malelingue interpretarono l'episodio diversamente.
E mi sento di dar loro ragione!

Infatti la nostra Roxelana divenne subito e inevitabilmente la preferita di Solimano.
E così daje oggi e daje domani Roxelana regala a Solimano un bel marmocchietto, Mehmet.

Nel frattempo a Solimano (e a Mahidevra) erano morti due dei tre figli avuti da Mahidevra e rimase in vita solo Mustafa, sempre erede al trono di diritto.

Siamo nel 1521.

L'anno successivo, sempre dal grembo di Roxelana, nasce Mihrimah, l'unica figlia di Solimano, bellissima, di cui parleremo tra poco. Quindi Abdallah, vissuto - ahimé - solo tre anni. Nel 1524 nasce Selim e un anno dopo Bayezid. L'ultimo figlio che Roxelana dette alla luce è Cihangir, nel 1531.
Insomma ci avevano dato sotto!

Ma il bello deve ancora avvenire!

Roxelana, dopo tutte queste sfornate, riuscì ad ottenere ciò che nessuna concubina prima di lei aveva ottenuto. Praticamente diventò ufficialmente la moglie di Solimano e anche se non esistevano leggi, al tempo, che proibissero i matrimoni tra i sultani e le concubine, tutta la corte ottomana era contraria al matrimonio (chiamali fessi!).

Solimano non aveva rispettato le tradizioni, ma vagli a dire quacosa? Quello sempre Sultano era!
E pure innamorato cotto!

E non finisce ancora!
Sentite qua.

Nel marzo 1536 venne trovato morto Ibrahim Pascià, dignitario ottomano, il primo Gran Visir nominato dallo stesso Solimano nonché suo cognato in quanto marito della sorella. Questo signore, che aveva una grande influenza su Solimano, appoggiava caldamente l'ascesa al trono di Mustafa (vedi sopra). E indovinate un po' chi venne sospettata di aver architettato il suo omicidio?

Ma rimaneva sempre in giro Mustafa...e cosa fece la nostra amata Roxelana?

Riuscì a far credere a Solimano che Mustafa stesse complottando contro di lui per prendere il suo posto sul trono.
Solimano non ci pensò due volte e durante la campagna militare di Persia lo convocò nella sua tenda e lo fece strangolare davanti ai suoi occhi (1553).

Avete capito che donna questa Roxelana?

Ma non si fermò qui!
Fu anche colei che stravolse alcune regole ferree della Corte Ottomana come quella che affermava che i ruoli di concubina e madre non dovevano mai combaciare.
Infatti dopo aver dato alla luce il figlio maschio, la concubina cessava di essere favorita e doveva uscire dal regno insieme al figlio, recandosi in una provincia lontana, dove l'erede doveva essere allevato fino al momento di prendere il posto del padre. Hürrem è stata la prima donna a svolgere entrambi i ruoli contemporaneamente, rimanendo la favorita del sultano e allo stesso tempo non andandosene con i figli.

Ma qualcosa le stava andando storto rischiando di mandare all'aria i suoi progetti.

Infatti i figli maschi avuti dal Solimano iniziarono a scannarsi a vicenda per prendere il posto del padre.
Per fortuna uno sopravvisse, Selim, il quale alla morte del padre (1566) prese regolarmente possesso del trono.

Ma torniamo un attimo indietro di qualche riga (e di qualche anno); vi ricordate di Mihrimah, l'unica figlia femmina di Roxelana?
Pare fosse bellissima (pure mejo della madre!)
E anche lei, come Roxelana, ebbe una grande l'influenza su Solimano (aaaahhhh 'ste figlie femmine!).
E, come vedremo, non solo sul padre!

D'altra parte il suo destino era già segnato dal nome stesso (letteralmente Mihrimah significa Sole-Luna, con tutti i simbolismi che volete attribuirgli!).

Passò gran parte della sua infanzia e adolescenza sempre a fianco del padre.
Pare addirittura che fu lei ad incoraggiarlo ad intraprendere la guerra contro Malta.
Lo stesso padre, per tenersela sempre vicino, la diede in sposa al Gran Visir Rustem Pasha, che così oltre a beccarsi cotanta bellezza divenne pure il genero del Sultano!
 
Mihrimah divenne poi anche Valide Sultan del fratello Selim, quando questi divenne Sultano.

Ma perché parliamo di Mihrimah nel post delle Moschee?
Ma semplice! Perché a Istanbul ci sono ben due Moschee a lei dedicate!!!


Moschea Mihrimah


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Ubicata lontana da gran parte del tipico circuito turistico, questa Moschea merita molta attenzione non tanto per la sua architettura, che tra poco descriveremo, quanto perché dietro c'è un'altra storia affascinante.

Pare, infatti, che il nostro amico Sinan (sempre lui, l'Architetto) si fosse perdutamente innamorato di Mihrimah a tal punto di decidere di dedicarle una Moschea, pagandola peraltro tutta di tasca propria!!!!

Non solo!

Siccome l'amore non ha limiti il nostro Architetto ne ha costruita una seconda, dall'altra parte del Bosforo.

Non solo!

Siccome anche la genialità non ha limiti (e come abbiamo visto il nostro amico Sinan era un genio), cosa fece?

Unì genialità, amore, architettura e astrononia e costruì i rispettivi minareti delle due Moschee in modo tale che il sole e la luna (vi ricordate cosa significa Mihrimah?) fossero sulla stessa linea che unisce le punte dei minareti stessi.
Ora noi tutti sappiamo che sono rarissimi i giorni in cui sole e luna sono contemporaneamente visibili...e sapete quando ciò accade? Esattamente il giorno dell'equinozio di primavera, cioé il 21 marzo.
E sapete in che giorno nacque Mihrimah?

....sì, lo avete indovinato: proprio il 21 marzo!!!!

Non è stupendo tutto ciò?

Ma parliamo anche della Moschea.

Entrando dentro, dopo aver attraverso un imponente portico di sette campate, si ha subito la percezione di una grande luminosità:

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E infatti non a caso questa Moschea è detta "delle cento finestre"!
Ora non so se le finestre siano esattamente cento (a me sembrano molte di più) ma questa è di sicuro la Moschea più luminosa che abbia mai visto.

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(Fai click sulla foto per ingrandirla)

Se avete occasione di andarci non ve ne pentirete! :)))

Concludiamo il nostro giro con forse la più famosa delle moschee:

Moschea Blu
Di fronte a Santa Sofia troviamo la Sultan Ahmet Camii, meglio conosciuta col nome di Moschea Blu.


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Fatta costruire dal Sultano Ahmed per celebrare la Pace tra gli Ottomani e gli Asburgo (nel cui trattato firmato a Zsitvatorok nel 1606 c'era scritto che la pace sarebbe durata 20 anni dopodiché potevano continuare a suonarsele di santa ragione)  la Sultan Ahmet Camii è sicuramente uno dei simboli di questa città!

Come architetto della Moschea fu designato uno degli alunni dall’Architetto Sinan (sì, sempre lui), un tal Sedefkâr Mehmet Ağa, al quale Ahmed pare avesse chiesto di ricoprire i minareti tutti d'oro(!)

Sedefkâr, consapevole dell'impossibilità di eseguire alla lettera tale richiesta, fece finta di capire male e anziché fare i 4 minareti in oro (in turco "oro" si dice altin) ne fece 6 normali, cioè non in oro (in turco "sei" si dice alti), contando sulla somiglianza dei due termini.

Questo azzardo, però, comportò diversi problemi:

Primo tra tutti alla testa di Sedefkâr: inizialmente solo per le preoccupazioni poi anche per il fatto che Ahmed pare gliela fece proprio tagliare!

Il secondo problema nacque per una sorta di scandalo diplomatico.
Il numero di minareti di una moschea rappresenta, insieme alla sua grandezza, anche il potere e l'importanza del Sultano a cui è dedicata. Ahmed, per quanto importante, non raggiunse mai la fama di altri Sultani, come Solimano (vedi sopra) o Maometto II il Conquistatore (Fatih in turco). Ma ormai i minareti c'erano e nessuno se la sentì di farli abbattere.

Terzo problema, non affatto banale: all'epoca l'unica Moschea con 6 minareti era quella di Mecca (la più importante in quanto al suo interno, come abbiamo visto, è custodita la Ka'ba) e nessuna Moschea poteva averne un numero uguale o maggiore.
Quest'ultimo problema però venne risolto in maniera molto pratica con la costruzione di un settimo minareto!

La Moschea Blu deve il suo nome (rischiando di far dimenticare quello di Ahmed al quale prontamente venne dedicato un intero distretto, Sultan Ahmet, appunto) alle decorazioni usate all'interno: ben 21.043 piastrelle provenienti dalla città di Iznik (l'antica Nicea), il cui colore varia dal verde al blu (appunto).
Illuminate dalla luce che entra attraverso 260 finestrelle queste piastrelle sono una più preziosa dell'altra, di un valore inimmaginabile, al pari della loro bellezza (me sa che se l'amico Sedefkâr faceva i minareti in oro alla fine je costavano de meno e rimaneva con la testa al suo posto!!!).

Nei minareti le piccole cupole sono 16, per ricordare a tutti che Ahmet è stato il 16.mo sultano.
Ora vi immaginate voi la scena a scuola?
"Quanti sultani ci sono stati prima di Ahmet"?
"Ehmmm, un attimo che faccio un salto in piazza a contare le cupolette!
:)))

Uscendo dalla Moschea Blu ci si ritrova in una grande piazza con tante aiuole e sullo sfondo Santa Sofia.

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Mi rendo conto che il post oggi è stato molto lungo ma le cose da raccontare erano tante e strettamente connesse tra loro; non avrebbe avuto senso farlo più corto o dividerlo in due post più brevi. Spero di non avervi annoiato.

Nel prossimo parleremo degli itinerari da fare a Istambul.
Prometto che sarò più breve! ;)

Nell'attesa, se non lo avete già visto, vi consiglio di guardare (e ascoltare) questo filmato riassuntivo.

Ciao e alla Prossima

Lo Ziopiero




Gli altri post su Istanbul:

mercoledì 9 luglio 2014

ISTANBUL - Prima Parte (DiSceee...)

(Fai click sulla foto per ingrandirla)

...mmmmm...  Da dove iniziare....?

Disceee...dall'inizio...?

...mmmm meglio di no, anche perché in tutta onestà dovrei partire dal giorno in cui ho deciso di andarci, risalente a troppo tempo fa, anche se questa lunga attesa è servita a prender coscienza di una cultura e di un mondo, che non fai a tempo a conoscere con un semplice viaggio...

Disceee...allora dalla fine!
...mmmm no, i percorsi a ritroso non sono compatibili con la mia forma mentis!

Disceee...allora dalle cose che ti sono piaSciute!
...mmmmm farei fatica ad elencarle tutte...son davvero troppe.

Topkapi dall'alto
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Disceee...allora dai cosiddetti luoghi comuni?
....mmmm..... forse.
Anzi sì!!!

In effetti ci sono troppi "luoghi comuni" che accompagnano il nome di questa città quando annunci a qualcuno che stai per visitarla, soprattutto se questo qualcuno non l'ha mai vista con i propri occhi.

E ti senti dire frasi del tipo:

Istanbul? Ma sei pazzo? E' pericolosa!!!

oppure:
Mi raccomando, non mangiare le loro cose che ti prendi un sacco di malattie!

o anche
Spero che tu ci vada con un viaggio organizzato, altrimenti corri il rischio che ti rapiscano!

Ecco. È bene chiarire subito una cosa: Istanbul NON è tutto questo.

...e allora cos'è?

Bella domanda...

Moschea Nuova (Yeni Camii)
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Intanto Istanbul è stata una tra le più grandi città della cristianità e, dopo la conquista ottomana del 1453, è diventata la capitale di uno dei più grandi imperi della storia, l' Impero Ottomano, appunto.

Ma sin dai tempi in cui l'imperatore romano Costantino decise di fondare qui la "Nuova Roma" (330 d.C.), c'è stato un susseguirsi impressionante di vicissitudini storiche, arrivando ai giorni nostri attraverso i Bizantini, di nuovo i Latini, gli Ottomani in un intreccio di culture e tradizioni che hanno lasciato segni evidenti in ogni angolo di questa meravigliosa e affascinante città.

Dolmabahce (Ortakoy)
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Ma ora che abbiamo rotto il ghiaccio, cerchiamo di andare con ordine:

L'approccio turistico
Inevitabilmente prima di visitare qualsiasi città cerchiamo sempre di documentarci il più possibile.
Internet in questo è di grande aiuto.
Così nelle settimane (o forse dovrei dire nei mesi) che hanno preceduto la partenza ho avuto modo sia di studiare un po' di storia sia di capire quali fossero le mete principali e come raggiungerle, producendo di conseguenza una serie di mappe e percorsi della città, grazie all'ausilio dell'insostituibile Google Maps.

Contemporaneamente ho anche prenotato una quindicina di alberghi...

Disceee...ma quanti eravate?

In realtà eravamo solo in due, io e mia figlia, ma con la scusa che la prenotazione non costa nulla (a patto di ricordarsi di annullarla almeno 24 ore prima) ho preferito cogliere una serie di occasioni "First Minut" prenotando a raffica una serie di alberghi che poi via via selezionavo e fino ad arrivare alla scelta finale..

Disceee...ma perché diSci  "ferz minuz" e non Last?

Beh, perché ho notato che il più delle volte prima prenoti e più risparmi, soprattutto per quanto riguarda i voli aerei.

In ogni caso la scelta finale dell'albergo si è dimostrata vincente: situato in una posizione strategica, vicinissimo alle principali attrazioni della città, a pochi passi dalla fermata del tram superveloce e con un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Inoltre vanta una terrazza dalla quale la mattina potevamo ammirare tutto il panorama della città mentre facevamo la nostra prima colazione o al tramonto prima di andare a cena...

Moschea di Santa Sofia al tramonto
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A questo punto dovevamo solo partire...

Armato esclusivamente del mio famoso bagaglio a mano con dentro più armamentario fotografico che vestiti, eccomi in una delle città più affascinanti del mondo.

Appena sbarcati sono due le cose da fare subito, in quest'ordine:

Primo: prelevare la moneta locale al bancomat (l'aeroporto ne è pieno e non conviene cambiare in Italia).

Secondo: acquistare la Istanbul Card per l'uso dei mezzi pubblici.
È una carta ricaricabile e la ricarica la si fa praticamente ovunque.

Così un attimo dopo eravamo già in metro, la cui fermata è praticamente dentro l'aeroporto.

Disceee...ma un taxi no...?

No, da e per l'aeroporto il taxi lo sconsiglio vivamente.
Istanbul è una città trafficatissima e per fare questi 20km potreste impiegarci anche due ore.
Con l'equivalente invece di 1€ si prende l'ottima linea di metropolitana e un tram di superficie superveloce che viaggia su una corsia preferenziale che in meno di un'ora vi porterà nella zona centrale.

 Tram Superveloce
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Noi siamo arrivati nel tardo pomeriggio...il tempo di mollare in albergo i bagagli (a mano!) e subito ci siamo catapultati per strada, con la voglia di iniziare subito!

Mangiare
La città ci ha accolto a braccia aperte, nel vero senso della parola!
Decine di camerieri ci invitavano ad entrare nel loro ristorante per provare le varie delizie.
Normalmente diffido di questo tipo di approccio, ma lì è praticamente la prassi (in realtà lo è diventata anche da noi, ahimé, solo che a Roma mi diverto a rispondere in romanaccio a chi mi si rivolge in inglese o spagnolo!).

In ogni caso da qualche parte dovevamo pur cenare e alla fine abbiamo ceduto al settimo cameriere, anche perché ci ha proposto una cena all'ultimo piano di un ristorante con una vista mozzafiato su tutta la città!

Emozioni da brivido....

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So già che molti di voi adesso vorranno sapere come si mangia e, soprattutto, quanto si spende.

Il cibo è ovviamente diverso dal nostro, molto speziato e a base di carne, pesce o verdure.
Mediamente buono.

Ma Istanbul è anche Street Food.

Dai più classici Kebab:

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Ai più caratteristici carrettini rossi:

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Li puoi trovare ovunque, ad ogni angolo di strada, in ogni vicolo o anche su un viale principale.
E se non trovi i carrettini, il cibo ti è servito direttamente su un vassoio...

(Fai click sull'immagine per ingrandirla)

Volendo...ti fanno addirittura le caramelle "in diretta", con una tecnica tutta speciale:

(Fai click sull'immagine per ingrandirla)

:)))))

Disceee...ma quanto si spende al ristorante?

I prezzi? Incredibilmente bassi!
Una cena completa la pagate l'equivalente di 15-20€ a persona.

Disceee...ma in Turchia ci stanno gli Euri?

Volendo sì, ma la loro valuta locale è la lira turca.
Sì sì, avete capito bene: LA LIRA!!!!
Ed è stato come un tuffo nel passato!
Quasi mi veniva da piangere!!!  :)))


Vi confesso che provavo un gusto particolare nel ripronunciare questa parola dopo più di 10 anni.
Ed anche pagare una cena completa per due meno di 90 lire, diciamolo: fa un certo effetto! :)))

A questo punto, fatte tutte le doverose premesse, passiamo alla parte pratica:

Sultanahmet e le Moschee

Sultanahmet è il centro storico della città e per chi si reca ad Istanbul la prima volta è una tappa obbligata.
Peraltro forse non tutti sanno che è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e nel 2010 Istanbul è la Capitale europea della Cultura.

Qui potete scegliere se abbandonare cartine e navigatori lasciandovi guidare dal vostro istinto o se percorrere un itinerario mirato studiato in precedenza.
O entrambe le cose, come alla fine ho fatto io.  :)))

Sultanameth è una zona molto ampia dove è bello perdersi nei vicoli per poi ritrovarsi all'improvviso davanti ad una delle migliaia di Moschee che caratterizzano la città.

Moschea del Solimano
(Fai click sulla foto per ingrandirla)


Visitarle tutte è praticamente impossibile e anche solo le principali, le più famose, le più belle è impresa ardua.

Ma prima di entrare in una Moschea sono doverose alcune premesse.
Tutti voi sapete che è un luogo di culto in cui si entra senza scarpe; ma non basta togliersele come magari facciamo quando rientriamo a casa nostra.
Occorre farlo rispettando alcune semplici regole che però hanno il loro giusto significato.
Una volta tolta la scarpa, infatti, il piede va appoggiato direttamente sui tappeti e non per terra di fianco alla scarpa.
Questo perché tutto ciò che tocca il pavimento interno alla moschea deve essere pulito.
Pensate ho visto un vecchio che entrando ha girato al contrario il proprio bastone proprio per non far toccare il tappeto con la parte che normalmente poggia per terra.

E non è un caso che i veri musulmani prima di entrare in una Moschea operino diverse abluzioni (tre per la precisione) di alcune parti del corpo come i piedi, appunto, le mani, i gomiti, la fronte, il viso, tutte parti che poi durante la preghiera verranno a contatto con i tappeti interni.

Questo rituale fu introdotto, oltre che per eseguire una purificazione del corpo, anche per obbligare i praticanti alla pulizia della propria persona. Questo ha fatto sì che nel tempo molte malattie, dovute principalemente alla mancanza di igiene, venissero prevenute proprio grazie alla pulizia (stiamo parliando sempre di qualche secolo fa).

E, aggiungo io, i gesti rituali della preghiera, con tutte quelle genuflessioni e piegamenti sulle gambe, sono un vero e proprio esercizio fisico che aiuta il corpo a mantenersi in forma.
Provate a farlo 5 volte al giorno e poi mi direte! ;)

Disceee... ma dove se lavano?

Giusta domanda.
Un'altra cosa che accomuna tutte le Moschee, infatti, è la presenza nei cortili antistanti di vasche o fontane dove è possibile effettuare le varie abluzioni:

Moschea Sokollu (Mehmet Pasha)- Fontana per Abluzioni
(Fai click sulla foto per ingrandirla)

Così come lungo le mura della Moschea:

Moschea Blu (Sultanahmet Camii) - Abluzioni
(Fai click sulla foto per ingrandirla)

Ma adesso entriamo in una moschea....

Anzi no!
Per oggi fermiamoci qui, perché le cose da dire sono ancora tante. :)))

Nell'attesa, se volete, gustatevi questo filmato riassuntivo di immagini e suoni e colori.
Altoparlanti accesi, mi raccomando! ;)


Nel prossimo post parleremo, oltre che di Moschee, di fantastiche leggende legate a sultani, odalische, architetti (sì, anche di architetti!) e di tante altre cose ancora.

Intanto...godetevi l'ultimo scatto di oggi: 

Moschea Santa Sofia
(Fai click sulla foto per ingrandirla)


Ciao e alla Prossima

Lo Ziopiero

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