lunedì 31 gennaio 2011

Cartellate

Vi ricordate dei Porceddruzzi?

Oggi vi parlerò di un altro dolce della tradizione pugliese: le Cartellate.
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Questo dolce lo faceva la mia nonna paterna e visto che le tradizioni di famiglia rischiavano di andar perdute, ho pensato bene di raccogliere nel mio blog anche questa testimonianza.
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Credetemi, le foto non rendono né il sapore, né la friabilità di questa vera leccornia. Va solo provata.

Come ogni dolce della tradizione, anche in questo caso di ricette ce ne sono un'infinità, come questa di Angela, molto simile a quella di mia nonna; ma vi devo confessare che dopo averle provate entrambe, alla fine mi sono convinto che l'impasto usato nei Porceddruzzi è quello che più mi ha convinto!!!
Se lo sapessero i baresi...

Ve riporto nuovamente qui dosi e procedimento:

Per l'impasto
300 gr farina 00
70 gr olio evo
70-80 gr succo di mandarino e arancia
30 gr Rhum o alcole puro
Zeste di mandarino e arancia
Pizzico di sale

Per la copertura
Vincotto (fichi o uva)
Cannella

Scaldate le zeste nell’olio e impastate il tutto, aggiungendo poco per volta il succo degli agrumi.

Fate quindi riposare l'impasto una mezzoretta e iniziate a stendere la pasta fino a formare un sottile strato. Tagliate poi tante striscioline e formate le cartellate come in figura:

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Le cartellate vanno quindi fritte nell'olio (e come sapete io preferisco l'olio di arachidi) e scolate per bene.
Infine ripassate nel vincotto tenuto sul fuoco intorno gli 80 gradi.

Spolverata di cannella ed eccole servite:

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Allora, che ve ne pare?

P.S. Se non avete idea di come formarle, andatevi a vedere questo filmato fatto da Angela. ;-)

Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero

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venerdì 28 gennaio 2011

Scorzette di Arancia...

Chiudiamo la settimana con una piccola delizia:

Scorzette d'Arancia Candita immerse nel Cioccolato.


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Fare le scorzette candite è di una semplicità disarmante.
Se penso a quante volte le ho comprate quasi mi vergogno.

Poi, qualche giorno fa, mentre mi apprestavo a fare la marmellata di arance (mica vorrete la ricetta, eh?), e visto che la metà delle scorze non le avevo utilizzate, mi è tornato in mente il post di Tery e ho pensato bene di farle candite....

Mai stato così semplice!!!

Ho fatto bollire le scorze nell'acqua, poi le ho scolate, le ho rimesse nell'acqua e rifatte bollire e riscolate.
Quindi le ho pesate, ci ho aggiunto pari peso di zucchero, metà peso di acqua e riportate sul fuoco fino ad evaporazione completa dell'acqua. Qui dovete stare attenti a non farle caramellare, quindi non le perdete di vista, eh?

Tolte dal fuoco, si mettono sulla carta forno e lì si lasciano freddare.

Potete, anzi dovete mangiarle anche così:
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Che sapore....mmmmm

Se invece volete rivestirle, temperate del cioccolato fondente (o come lo preferite), tuffateci dentro le scorze, scolatele e lasciatele asciugare sempre sulla carta forno.

Buon Week End! Il mio lo passerò col Nanni!!!

Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero

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mercoledì 26 gennaio 2011

Porceddruzzi - La tradizione continua...

Ci sono dolci che rievocano situazioni, altri che rievocano ricordi, altri ancora che rievocano persone.

A me i Porceddruzzi rievocano tutte e tre le cose.

Sono i dolci di Natale della mia infanzia (e siccome li mangio ancora questo dimostra inequivocabilmento che sono ancora un ragazzino, giusto? :)))); sono i dolci che faceva mia nonna materna.

Minuta, di origine leccese, abile tra i fornelli, con l'avvicinarsi del Natale preparava 10-20, forse anche 30 piatti di porceddruzzi, sistemandoli in ogni angolo della casa e distrubuendoli a tutto il parentado...

Voi mi chiederete: ma cosa sono? E come si pronuncia qualla strana parola?

Be', come dire... son dolci di pasta fritta e ripassata nel miele e guarnita poi con pezzetti di cioccolato, mandorle e pinoli:
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Le tradizioni regionali li diversificano e li distinguono con ricette e nomi diversi, come Cicerchiata (Molise) o Struffoli (Campania), e avendoli anche assaggiati vi posso dire che si diversificano anche nei sapori.

Mia nonna non c'è più da tanti anni, e le mie zie, nonostante le modernità incombenti, non si sono certo tirate indietro e hanno continuato nella tradizione, anche se a produzione decisamente ridotta.

Poi, un giorno, mi son detto: 

"e io? Mica posso starmene con le mani in mano?!?!?!"

E così mi son fatto dare la ricetta che ben volentieri condivido con voi.

Dosi per un piatto:

Per l'impasto
300 gr farina 00
70 gr olio evo
70-80 gr succo di mandarino e arancia
30 gr Rhum o alcole puro
Zeste di mandarino e arancia
Pizzico di sale

Per la copertura
300 gr miele d’arancia
Mandorle, pinoli, cioccolato fondente.

Scaldate l’olio con le zeste e impastate poi il tutto, aggiungendo poco per volta il succo degli agrumi.

Fate quindi riposare l'impasto una mezzoretta e iniziate poi a fare tanti serpentelli:

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e tagliate tanti piccoli gnocchetti

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e iniziate a dare loro forme diverse (anellini, tubetti, gnocchetti rigati...):

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Friggete poi in olio di arachidi a 177° circa. Scolate e fate freddare.

A questo punto portarte quasi a ebollizione il miele e passatevi dentro i porceddruzzi.
Sistemateli quindi in un piatto (occuperanno un piatto piano bello pieno).

Spolverate con pezzetti mandorle tostate, frammenti di cioccolato e pinoli.
Volendo anche le palline colorate.

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Piaciuti? Spero proprio di si.

A breve vi parlerò di un altro dolce della tradizione pugliese, visto che l'altra mia nonna era di Bari ;-)

Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero

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lunedì 24 gennaio 2011

La Pizza Ebraica e la Roma che non c'è più...

Ho vissuto per 25 anni in quello che per me è il cuore di Roma: Trastevere.
Qualcuno potrebbe obiettare che il cuore di Roma è altrove.
Dipende dai punti di vista, ovvio: ognuno ha il proprio o, meglio, ognuno ha vissuto la sua Roma.

C'è la Roma delle borgate (grazie Pasolini per averla immortalata con delle immagine uniche), c'è la Roma storica, c'è la Roma povera, la Roma ricca, la Roma per bene, la Roma della Dolce Vita, la Roma dei Palazzi e dei palazzinari, la Roma dei monumenti, la Roma della campane, la Roma delle fontane...potremmo far diventare questo elenco infinito...perché Roma è infinita, come la sua storia.

Sta di fatto, però, che la Roma che ho vissuto nella mia infanzia ora non esiste più. E' letteralmente sparita!
Invasa da automobili, negozi, centri commerciali, ristoranti che ne snaturano l'origine e ne ingoiano quei pochi avanzi...

Certo, molte bellezze ancora sono lì, intatte nella loro rovina, ma sempre più annerite da decenni di smog. Quello che invece non c'è più è un'altra bellezza, quella che non sempre si vede, ma che si sente e si percepisce attraverso i volti della gente e, soprattutto, i profumi della strada, dei vicoli.

Una volta, passeggiando per le stradine del centro, venivi inebriato dagli aromi delle pasticcerie o dall'effluvio dei forni, e immancabilmente ti lasciavi guidare dal naso, seguendo quell'invisibile scia che ti portava dentro quelle porticine, timidamente nascoste, quasi si vergognassero di esisitere e di offrirti delizie a dir poco prelibate.

Nessuna insegna, nessuna pubblicità, nessun volantino destinato immancabilmente a insozzare i marciapiedi limitrofi. Il negozio era lì, ambito premio di una ricerca guidata dall'olfatto, o solida testimonianza di un affezione consolidata negli anni.

Ora non è più così.
Ecco. E' questa la Roma che a me manca.

E per ritrovare questa atmosfera devi andare in quei posti dove la tradizione è ancora radicata, viva, nonostante le invadenti minacce dei locali adiacenti.

Così domenica mattina mi sono incamminato con la voglia di rivedere l'Antico Ghetto di Roma, una dei ghetti più antichi ancora esistenti.
Qui potete trovare, forse, l'ultimo scampolo disponibile di quella Roma che non c'è più.
Forse...

Erano almeno 3 anni che non ci passeggiavo, ma 3 anni sono stati sufficienti per far scomparire le ultime bottegucce di casalinghi, quegli antri bui e disordinati, dove l'odore dei detersivi ti entrava fin dentro le ossa (ricordate la sensazione?);  è scomparso anche il più antico (1820) negozio/magazzino di oggetti di cucina, dove potevi trovare offerte vantaggiosissime di tutti i tipi e per tutte le tasche.

Edit del 21.3.12
Inserisco qui una rettifica: come giustamente mi ha fatto notare il titolare del negozio in un commento di oggi, la loro attività è ancora in quella sede! Evidentemente quel giorno ero troppo preso dal rivivere altre emozioni e mi è sfuggita l'insegna esterna, visto che era domenica ed il negozio era chiuso..
Mi scuso per l'equivoco.


Al loro posto sono spuntati altri ristoranti, contornati da camerieri che dal centro della strada e menù alla mano ti invitano - anche ad orari improbabili - a provare la cucina del locale che rappresentano.....
Mai entrerei in quelle mura....

Stavo quasi per tornarmene sconsolato quando - a mio rischio e pericolo - ho voluto tentare la sorte....e vedere se ancora fosse lì, all'angolo, il mitico forno Boccioni... ormai sarebbero bastati ancora pochi passi per scoprirlo... e poi quel tipico gruppetto di donne che stazionava lì in fondo sembrava proprio quello di 40 anni fa...e se ci sono loro....quasi sicuramente....

(Foto gentilmente concessa da nessundove.net che ne detiene i diritti)
SIIII! Esiste ancora!!!

Inizio prima a guardarlo da fuori, quasi diffidente, come a dire: "qui sotto c'è la fregatura, non puo esser vero". Poi, scrutando i lineamenti sulle facce delle persone lì accanto, ho capito che nulla era cambiato in questi ultimi 40 anni.

Mi avvicino. Guardo subito in alto...bene! Niente insegna! Altra conferma che nulla è cambiato.
Entro (mortificandomi per non aver con me la reflex).

Non c'è tempo per i ricordi. La fila scorre veloce, è la clientela di sempre e sa sempre quello che vuole. Non aspetta. Non riflette. Dall'altra parte del bancone riconoscono subito una faccia nuova e la guardano quasi spazientiti, perché già sanno che farà loro perder del tempo. E' domenica mattina. C'è gran folla. Mi metto da parte, in un cantuccio ad osservare.

Al di là del vetro appannato dai calori, il ritmo è frenetico, ma i movimenti sono quelli di sempre, assimilati e prefezionati da generazioni di donne che si sono abilmente alternate nella conduzione di quello che, forse, è rimasto veramente uno degli ultimi scampoli della Roma dei Forni.

La signora bionda mi rivolge uno sguardo quasi interrogatorio, come a dirmi: "che ci hai da guarda'?", ma credo che i miei occhi le abbiano dato più di una risposta, anche perché subito dopo è arrivata Lei, il pezzo forte: La Pizza Ebraica.

Ora non esito neanche un istante: avvicino la mano con 3 dita alzate. Le parole sono superflue, basta il sorriso. Vorrei raccontarle di quando avevo 6 anni, e mangiavo la loro crostata di visciole passeggiando al Protico d'Ottavia, destinandone le briciole alla miriade di gatti che mi giravano attorno... ma oggi non c'è tempo per i romantici: "Domenica è sempre Domenica".

Mi ritrovo a camminare nel piazzale, ad occhi chiusi, assaporando e cercando quei sapori che hanno distinto la mia infanzia. Adesso che le papille gustative hanno solleticato i neuroni dei ricordi, ne ho la conferma: qui, in questo minuscolo angolo di Roma, nulla è cambiato.

Una valanga di canditi mischiati a frutta secca e amalgamati in un impasto che non ha bisogno di lievitazione.
Non sarà facile tentarne una riproduzione, ma è il minimo che potessi fare è provare.

Vi offro subito il mio primo tentativo: si avvicina molto come sapore, meno come aspetto, ma mi sento di dire che la strada è quella giusta:

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500 gr farina 00
125 gr zucchero
125 olio evo caldo
100 gr pinoli
100 gr mandorle tostate
140 gr canditi (preferibilemnte cedro e arancia)
100 gr uvetta
Mezzo bicchiere di latte

Impastate il tutto e stendetelo con le mani ad uno spessore di circa 2 cm su una teglia di ferro appena unta di olio e spolverata con farina di semola rimacinata. Infornate a 180° fino a cottura (40-45’ circa).

Quando la rifarò, perché LA rifarò, aggiungerò un uovo all'impasto insieme a delle zeste di limone e prima di infornare, darò una spennellata con albume appena sbattuto e mescolato a del latte.


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...ah, se passate da Roma, andate subito da Boccioni: non so quanto durerà ancora. Spero per sempre!


Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero

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venerdì 21 gennaio 2011

Cucinando con Federica - Coniglio Pompelmo Mele e Miele

Vi ricordate questo post?
In quell'occasione inaugurai con Tery la serie "Cucinando con Lo Ziopiero".
Infatti conclusi il post proponendo un seguito a chi avesse voluto riprovare a cucinare con me a distanza.

E' così è stato!

Ziopierooooo, anzi Zio, anzi Piero...ma come ti devo chiamare?
Ahahahahah, ciao Pulcino, come stai?
Benone! E' sempre valida l'offerta di cucinare insieme?
Certo! Hai già delle idee?
In verità ne ho 3!!!!
(Gulp!)

E così Federica alias Pulcino è partita a raffica con una serie di proposte.
Devo essere sincero: sono stato subito altamente selettivo, scartando il primo e il dolce e concentrandomi sul secondo: Coniglio spek e mele

Senti, andrei sul Coniglio Spek e Mele...ma oserei subito una variante...miele al posto dello speck...come la vedi? Coniglio e speck è banale...
Miele al posto dello speck...sono perplessa! Miele con le mele secondo me viene troppo dolce, sarebbero da togliere anche le mele. Miele mi chiama limone, ma una ricetta simile l'ho già fatta col tacchino....Pompelmo? Come lo vedresti il pompelmo? O pompelmo e rucola?
Il pompelmo ce lo vedo bene perché ne ho 3 enormi che mi ha regalato ELI. Cmq miele col coniglio e mele è da provare, nelle giuste dosi. Letto di mele e miele con sopra coniglio e foglie di rucola "pompelmate"??
mhhhh continuo ad essere un po' perplessa sulle mele! Ho paura che tutto insieme sia un po' troppo. Butto là: coniglio rosolato nell'olio, sfumato con succo di pompelmo. A 2/3 di cottura si aggiunge il miele (acacia o agrumi), spicchi di pompelmo pelati al vivo e qualche fogliolina di rucola. Semmai, come ce la vedresti una puntina di zenzero in tutto ciò?
Mmmmhhh, sai che adoro lo zenzero...! Ok, la ricetta prende forma...

..e ha preso pure sostanza!!!
 
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Che ve ne pare?
A me è piaciuto da subito....però...però...però...c'era qualcosa che ancora non mi convinceva....quella mela lì, che non è stata messa....

Pulcinooooo, senti io l'ho fatto, ma sai che ti dico? Buono, si, molto particolare...ma la mela ci vuole!!!!


...e così fu!

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..e sarà per me!
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Ricetta:
Coniglio (ovviamente)
Pompelmo rosa
Mele
Miele di arancio
Olio evo
Pepe rosso
Timo (facoltativo)
Zenzero (facoltativo)

Tagliate a pezzi il coniglio e fatelo marinare nel succo di pompelmo.
In una padella antiaderente mettete poco olio con uno spicchio d'aglio che toglierete appena inizia a soffriggere.
A fiamma alta date una prima cottura al coniglio, quindi abbassate il fuoco, versate parte del succo di pompelmo e coprite.
Ogni tanto controllate lo stato della cottura. ed eventualmente aggiungete altro succo di pompelmo (io ho preso direttamente quello della marinatura).
Ogni tanto girate i pezzi di coniglio. Quando si è giunti ai 2/3 della cottura aggiungete una bella cucchiaiata di miele d'arancio e mischiate per bene, facendo in modo che il coniglio si condisca a dovere.
Il miele tenderà a scurire leggermente il succo. Bene così! :)
Mettete poi in questo sughetto delle fettine di mele e, volendo, di pompelmo pelato a vivo.

Terminate la cottura e impiattate spargendo dei chicchi di pepe rosso e, volendo, grattugiandoci sopra dello zenzero fresco,  ma eviterei: il piccante del pepe rosso è già sufficiente ;-)


Devo dire che anche questa volta è stato molto stimolante e divertente cucinare a distanza con una blogger.
Con Federica c'è stato un aperto dialogo e sano confronto di idee sui sapori, sul metodo e anche sulle varianti e alla fine mi sembra ci siamo trovati d'accordo pure sul risultato finale.
Andatevi a leggere anche le sue impressioni :))

Adesso aspetto altre proposte...chi si va avanti?

Grazie a alla Prossima

Lo Ziopiero

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mercoledì 19 gennaio 2011

Vestire gli Ignudi?

Ognuno è un'anima nuda e sente la necessità di rivestirsi di un abito di rispettabilità, di qualità apprezzate dagli altri, per dare un senso alla propria vita e sentirsi concretamente qualcosa. 
(Italo Borzi - Prefazione a: Vestire gli Ignudi)


Io penso che gli "Ignudi" che vi presento ora, invece, non abbiano proprio bisogno di rivestirsi per dare senso alla propia esistenza....anzi!!!

= = =

Oggi cucinano le mie femmine! Evviva!!!
Moglie e figlia si sono messe, con aria complice, in cucina.
Io non faccio nulla!!! Ma proprio nulla!!! Resistendo, con tutte le mie forze, alla tentazione di intervenire.
Sbircio...mi freno...anzi, sapete che vi dico...? Scatto qualche foto, va. Così il piatto poi lo pubblico.
Cominciamo con gli ingredienti:

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400 gr di ricotta di pecora
5-6 Cucchiai di Farina
4 Cucchiai abbondanti di Parmigiano Grattugiato
150 gr di Gorgonzola
100 gr di panna liquida (quella da montare, ovviamente!)
2 Uova
2 Tuorli
Burro
Solito pizzico di sale.

Amalgamate tutti gli ingredienti tranne la panna fino ad ottenere un impasto omogeneo
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...be', diciamo  "grossolanamente! omogeneo!
(boccaccia mia statti zitta!!!!)

Formate poi delle pallotte e versatele nell'acqua bollente, aiutandovi con un cucchiaio e con ...un dito!

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Non appena vengono a galla, le scolate e le sistemate in una teglia unta di burro.
Versatevi sopra la panna liquida...

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...e infornateli per circa 12-15 a 180°

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A questo punto è il momento di servirli e...
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Gustarli!!!

Buon Appetito

Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero

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lunedì 17 gennaio 2011

Scatti 5 - I Sapo...ni del Mattino

Rieccomi a voi con un'altra serie di scatti.
Dopo la pasta cruda su sfondo nero e la cipolla col peperoncino, questa volta ho pensato ad un soggetto non culinario e ho intitolato questa serie:

I Sapo...ni del Mattino

Ci sono gesti e scene che si ripetono quotidianamente e alle quali ormai non prestiamo più attenzione...vi siete mai chiesti perchè?
Sarà l'abitudine, sarà il momento, sarà la fretta o anche il nostro stato d'animo. Spesso mi chiedo quanta reale attenzione dedichiamo al gesto abituale, costruito nel tempo con costanza e abitudine. Quanto c'è dietro quel gesto? Pensate solo al camminare...quanta fatica ci è costata!!! Eppure lo facciamo da una vita, continuamente e con una certa disinvoltura!

Come vi sentite voi al mattino? Assonnati o pieni di energie?
Qual è la prima cosa che fate...vabbe', diciamo la seconda?
Siete i primi ad alzarvi? C'è già la luce del giorno? Riuscite a mettere il piede destro davanti al sinistro? Qualcuno vi porta il caffé a letto?

Chi mi conosce sa che mi alzo molto presto, ma molto eh?
Il rituale è quasi sempre lo stesso. Esco dalla camera con il mio e-book in mano, stacco il telefonino dalla carica, vado in bagno....Medito!

E in quel momento mi vengono in mente idee, cose da realizzare, giornate da organizzare...
A volte la mia attenzione si concetra sul lavoro, altre volte sul blog, altre ancora su cose da cucinare o foto da realizzare.

Vi ricordate quando vi dicevo di pensare alla foto?

Ecco, la mattina presto, con la mente ancora obnubilata dai sogni, è uno dei momenti più creativi per pensare agli scatti.

...e proprio mentre mi apprestavo ad insaponarmi la faccia, con uno di quei gesti automatici, ormai rituali, mi è venuto in mente questo scatto, essenziale, direi:

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che poi, a pensarci bene, il particolare dell'essenziale è ancora più d'effetto. Guardate:

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Che ne dite? Panna o Schiuma? Evocativa, no?

Finita la rasatura, si passa ad un ulteriore lavaggio....ecco...l'irregolarità del dispenser, mai uno schizzo uguale all'altro...

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Fotografare i liquidi mi ha sempre affascinato. Ricorate la goccia di latte? Ma anche i semiliquidi, come questo zabaione?

Per fare la serie di foto col dispenser ho dovuto arrangiarmi alla meno peggio con le luci, in mancanza di un flash serio che mi consentisse scatti più "istantanei" e luminosi, ma direi che alla fine il risultato è discreto, che dite?

Poi la mia mattinata continua, spesso al risveglio muscolare associo una sessione di sport...anche qui gesti e rituali meticolosi quanto automatici. E alla fine...cosa c'è di meglio che una bella doccia calda, tonificante?

Altri liquidi, altri sapo...ni, altri gesti:



           

(Fare click sulle foto per ingrandirle)

Infine, un ultimo scatto. Questo proprio non poteva mancare:


(Fare click sulla foto per ingrandirla)


Ok, spero che questa disgressione tematica vi sia piaciuta.
Per chi avesse deciso di inizare oggi la dieta, be'...di sucuro non l'ho tentato con le mie golose creazioni...
:))))

Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero



venerdì 14 gennaio 2011

Garganelli al Tartufo

Questa ricetta l'ho presa dal Blog di Sabrina e Luca. Mi piaceva molto l'idea di fare i Garganelli in casa. Inoltre Eliana mi aveva appena regalato dei tartufi...e allora? Cosa aspettare?

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Fare la pasta in casa è sempre stato un rito. Dai classici ravioli, tortellini, (a proposito, mi sa che non ho mai pubblicato nulla in proposito, dovrò provvedere!), ma anche Gnocchetti, Saccottini, Tagliatelle al vino o alla Tagliatelle alla farina di castagne!

Ho subito notato che nella pasta all'uovo Sabrina e Luca usano fare come faccio anche io: 70% farina 00 e 30% semola rimacinata di grano duro. Mi piace sentire quel duretto sotto i denti ;-)


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Per la formatura ho proceduto così:
Ho steso la pasta e fatto tanti quadratini aventi 4 cm di lato.
Poi con il manico di un cucchiaio di legno usato a mo di matterello li ho schiacciati sul "rigagnocchi", facendo attenzione a non schiacciarne l'angolino verso di me: quindi li ho arrotolati intorno al manico cercando di non avvolgere stretto, altrimenti la pasta si sarebbe attaccata al manico stesso. Quindi li ho chiusi pigiando sul rigagnocchi e poi sfilati.

Ma perché sto qui a descrivere come li ho fatti quando ho anche filmato la formatura?!?!?!


E ora...gustatevi questo piatto:

(Fare click sulla foto per ingrandirla)
Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero

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mercoledì 12 gennaio 2011

Associazioni di Idee - Lumaconi Cavoli e Sgombro

L'altro pomeriggio mi sono imbattuto in un barattolo di sgombro al naturale...

"E mo' che cavolo ci faccio co 'sto sgombro?"

Mai vocabolo fu tanto appropriato!!!!

Avete presente quando senza volerlo mettete in moto due neuroni? E questi iniziano a far scintille tra di loro fino a farti sovvenire qualcosa? Ecco. A me è successa la stessa cosa!!!! E mi è venuto in mente il Cavolo!

Sgombro e Cavolo, quindi....Una bella associazione...

Si, vabbe', ma poi? Vabbe', poi ci penso, domani tanto vado al supermercato....

...e il giorno dopo eccomi di nuovo che cerco di farmi venire un'idea mentre sfreccio veloce col carrello del super...quando ad un tratto intravedo un mio collega proprio nel corridoio delle pasta... e sapete cosa stava facendo?!?!?

Faceva il lumacone con una commessa....

Aaahhhhh!!!!! Altra scintilla!!! Altri due neuroni bruciati!!! Ma anche questa volta l'associazione di idee ha funzionato!
Cavoli e Sgombro li farò con i Lumaconi!!!

Ecco, il piatto è pensato! Ho anche aggiunto una carota che mi aspettava coraggiosa e solitaria in frigorifero:

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Ora è sufficiente mettere insieme il tutto!!! Come? Così:

Fate bollire il cavolo e contemporaneamente nella padella fate rosolare la carota tagliata a rondelle e poi a quadratini (o meglio a quarto di rondella). Una volta tolto il cavolo dall'acqua, spezzettatelo e mettetelo nella padella, dove poi lo schiacciate leggermente, facendogli prendere colore. Poco prima di spegnere aggiungete lo sgombro in modo che i sapori si mescolino bene tra loro.
Se poi volete dare un tono più esotico al piatto, aggiungete del curry (Aaarabaaaa, è favoloso!!!)
Nella stessa acqua bollite i lumaconi. Scolateli al dente, saltateli in padella e poi impiattateli:

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Che ne dite? Vi assicuro che il piatto merita ed è molto facile da fare!

'mbe? Che aspettate? Altre associazioni di idee?
Questa intanto ve l'ho offerta io!

Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero

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lunedì 10 gennaio 2011

Frittelle di Bucatini - Ricetta di Antonia

Quasi tutti i miei lettori sanno ormai chi è Antonia.
Ho pubblicato svariate sue ricette.

Oggi è il turno di queste Frittelle di Bucatini, che vidi qui per la prima volta.
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Piatto gustoso e tipico prodotto originato dalla cosiddetta "Cucina degli avanzi".
Sapete quando si apre il frigo e si hanno una serie di cose da consumare? Ecco, si mette tutto insieme e si inventa un piatto.
Chi di noi non lo ha mai fatto?
Ricordo tempo fa feci questi Rotoli di Zucchine Gratinati, che diventarono poi un piatto gettonatissimo nella mia cucina, al punto che ormai vado apposta a comprarle!!! Altro che "Cucina degli Avanzi"!!!!

Oggi, grazie ad Antonia, vi posso dire come far fruttare al meglio del salame, della mortadella e del formaggio:
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Cominciamo col fare una besciamella, con mezzo litro di latte, 50 gr di burro e 50 gr di farina. Uniamoci del parmigiano grattugiato, della noce moscata e del pepe.

Poi versiamola in una ciotolona dove in precedenza abbiamo messo tritati salumi e formaggi:

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Mischiamo per bene, insieme a 250 gr di bucatini al dente....

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...stendiamo il tutto tra due fogli di carta forno...

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e lasciamo addensare in frigo per almeno un'oretta, anche due; il composto dovrà addensarsi bene

Con  un coppapasta adesso sarà più facile dare la forma rotonda, ma va benissimo anche quadrata, a rombi o come vi capita! L'importante è farlo col composto freddo altrimenti ve lo perdete per strada!

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Se non avete fretta rimettete le forme in frigo.
Quindi predisponetevi una ciotola con abbondante pangrattato (io preferisco una larga tortiera) e un'altra ciotola con della pastella di acqua e farina:

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e procedete all'impanatura:
(Fare click sulla foto per ingrandirla)
Friggete in olio di arachidi a 180° e... voilà, le frittelle sono pronte!

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Che altro aggiungere?

Fatele!!!!!!!!!!!!

Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero

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mercoledì 5 gennaio 2011

Pollo alle Mele

Questa ricetta ha vinto il Contest "Inventa...mela", categoria secondi piatti

E' una ricetta semplicissima, talmente veloce che quasi ci si mette di più a descriverla che a farla.
E veloce sarà anche il post! Oggi vado di corsa, ma vi preannuncio che il prossimo post sarà un passo-passo.

Mi piaceva l'idea di provare una ricetta premiata, e poi mi piaceva l'idea di fotografare tutto l'insieme: i nuovi colori assunti della mela ripassata in padella con dell'olio, circondati dal verde del rametto di rosmarino e dal semi-ambrato dato dal bruciacchiato della carne. Come sfondo ho usato un marroncino, per meglio contrastare il bianco del piatto:
(Fare click sulla foto per ingrandirla)
Per chi lo volesse provare, come variante suggerirei un'aggiunta di zenzero grattugiato: esalta meglio i sapori, anzi esalta il contrasto tra i sapori, dando al piatto una piccola marcia in più.
Magari iniziate prima con mezza porzione senza e dopo aggiungete lo zenzero e mi direte cosa preferite
;-)

Ciao e alla Prossima

Lo Ziopiero

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lunedì 3 gennaio 2011

Un Tocco di Zenzero - Grazie Araba

Chi ha visto il film Un Tocco di Zenzero?
Io l'ho trovato delizioso, anzi direi proprio uno dei film più belli che abbia mai visto in questi ultimi anni.

E' un film in cui la cucina rappresenta in un certo senso la metafora della vita, tanto è vero che la traduzione del titolo originale, in relatà, sarebbe stata "Cucina Politica", certamente più azzeccato ma che mal suonava per il mercato occidentale; gli americani lo hanno tradotto "Un Tocco di Spezie"; noi, copiando e tagliando, abbiamo ridotto ulteriormente il tutto ad un'unica spezia: lo zenzero!

A chi piace lo zenzero? Lo avete mai mangiato crudo? Pizzica, eh?

E' ottimo grattugiato sulle carni, ma anche sulla pasta, perché no?
In realtà è buono ovunque!!! Quasi quasi ci faccio pure un gelato, che ne dite?
:))

Oggi però ve lo propongo candito.

(Fare click sulla foto per ingrandirla)
Sembrano delle pepite d'oro, vero?

E' infatti in un certo senso è oro!

Questo zenzero, poi, viene da lontano, molto lontano....
Me lo ha portato direttamente LEI, abilmente nascosto e stipato in una delle sue Eta-Beta-Valigie!
Quanto mi piace quando mi portano cibi o mi regalano oggetti per la cucina...ogni volta che li usi è un po' come avere con te la compagnia delle persona cara che te li ha donati...
:)

Non avevo mai fatto i canditi. Ho iniziato con lo zenzero. E' facile, anzi facilisimo. E da ora in poi i canditi li farò sempre a casa!!!

Non ho seguito un procedimento particolare, ho solo fatto a occhio, anzi a naso!

Ho tagliato lo zenzero a quadratini, fatto bollire in acqua, scolato e poi rimesso in un pentolino, pari quantità di peso in zucchero e metà del peso in acqua. Ho fatto evaporare l'acqua, ma senza far caramellare. Ho quindi tolto le "pepite" di zenzero, messe sulla carta forno rivestita di zucchero, e poi fatte rotolare per bene.

Lo zucchero "zenzerato" avanzato l'ho messo in un barattolo di vetro e lo uso nel caffé o in qualche altro alimento, liquido o solido che sia.

Vi avverto: pizzica assai, ma se vi piace lo zenzero non perdetevi questo modo di gustarvelo!!!!
Dopo vi sentirete rigenerati!!!
:)))

Grazie e alla Prossima

Lo Ziopiero

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